Posts by Valerio Colombo

Valerio Colombo - Chianciano La Sinistra. La Crisi. L'Alternativa.

Discorso di Valerio Colombo al Convegno di Chianciano “La Sinistra.La Crisi. L’alternativa.”, 11-12 Gennaio 2014

Innanzitutto a nome di BP voglio veramente ringraziare MPL per averci permesso di essere i co-promotori di questo convegno e vorrei anche sottolineare una cosa che sto percependo: oltre alla grande quantità di informazioni di punti di vista, di proposte che sono state fatte, si percepisce in questi giorni un’atmosfera veramente fraterna di confronto a volte anche abbastanza aspro nei contenuti ma con un tono emotivo veramente fraterno e penso che questo sia un elemento che se si vuole lanciare un progetto comune di trasformazione di questo paese aggregando altre forze sia davvero fondamentale!

Riprendendo il discorso in cui Diego Fusaro dice che occorre riportare la politica con la P maiuscola a riavere il predominio sull’economicismo e che solo in questo modo sarà possibile l’implementazione delle soluzioni politiche. Se non vi è il predominio della politica sull’economia come posso imporre delle soluzioni tecniche e politiche come quelle esposte ieri, molte delle quali sono verosimili, sono la vera soluzione; ma giustamente l’economista dice: io ti ho detto cosa ci sarebbe da fare ma come faccio a implementarlo se non c’è un movimento politico che mi appoggia?

Economicista nel senso che tutte le scelte politiche sono state fatte nel nome di un modello economico, quello ultraliberista, di cui l’unione europea è ormai il vessillo mondiale, da altre parti ci sono timidi tentativi di altro tipo ma l’UE è in questo momento il fulcro della religione neoliberista nel mondo – e che nel nome di tale modello si stanno di fatto calpestando tutte le conquiste sociali del secolo scorso e le costituzioni.

Arriviamo da un processo trentennale in cui è successo questo senza che di fatto quasi nessuno – a parte pochi, molti dei quali probabilmente sono qui – se ne rendesse o ne desse conto.

Oggettivamente le persone comuni non se ne sono rese conto: stanno sperimentando adesso nella loro vita questa situazione che loro chiamano “crisi” ma che è in realtà il frutto di un processo molto preciso.

Una crisi basata più su falsi convincimenti imposti attraverso un potente bombardamento mediatico che su cause naturali o perlomeno oggettive.

Non c’è stata né la peste né carestie, le fabbriche potenzialmente potrebbero produrre… il problema è la carenza di un mezzo di scambio convenzionale che dovrebbe far girare l’economia, che è il denaro.

Questa carenza sta producendo fame, impossibilità di curarsi, suicidi, umiliazioni di interi paesi. Parlando della Grecia o anche dell’Italia assistiamo all’umiliazione della storia culturale di Popoli che con la loro tradizione, con la loro “storia”, si ritrovano ad essere chiamati “PIGS”!

Sinceramente io non penso che rivendicare la dignità di una Nazione sia un discorso “nazionalista”.

Si tratta, a mio parere, di una vera e propria guerra che è combattuta per mezzo di psico bombe con cui bombardano le popolazioni convincendole che la distruzione dei loro diritti viene fatta per il loro bene… per proteggerli da loro stessi, dalla loro pigrizia, dalla corruzione che è insita in loro… tutto questo è operato per gli interessi proprio di quei pochi che sì che non lavorano… grazie alla non regolamentazione della speculazione internazionale, grazie al liberismo speculativo, del capitale che ormai si è liberato dal bisogno del lavoro perché ha trovato delle forme sociali che giustifichino il fatto che si autoreplichi senza dover produrre nulla – un vero assurdo storico. Viviamo in una situazione in cui si sono creati meccanismi di controllo del capitale, che vengono giustificati mediante il controllo mediatico – parlandone come di “naturali” di “inevitabili” di “There is no alternative” e a furia di ripetere queste “str… upidaggini” la gente ci crede. Di fatto ci troviamo con il problema di una popolazione che gli crede! Quando ci poniamo il problema di voler lanciare un progetto di sinistra dobbiamo tenere conto del fatto che purtroppo la gente è convinta delle sonore cagate che gli vengono raccontate tutti i giorni dai mass media: ci credono!

È come la goccia cinese: dopo un po’ si produce una destrutturazione della coscienza che porta a credere qualunque cosa.

I paradigmi del bombardamento sono quelli come lo stato minimo; la contrattazione individuale; la libertà intesa come la libertà del grande capitale di fare quello che gli pare.

Tutto questo viene visto come una realtà inevitabile.

Per dare una risposta a questa realtà apparentemente inevitabile durante la tavola rotonda di ieri sono emerse diverse visioni di nuovi modelli di società, di stampo socialista, ma io direi anche di stampo umanista che mi pare abbiano aspirazioni compatibili. Perché poi c’è il problema delle parole: il tema è di capire veramente cosa intendiamo con le parole che usiamo.

A mio parere è proprio questo il senso del “costruire un’uscita dall’euro a sinistra”: ci troviamo nel mezzo di una crisi che ha sicuramente bisogno di risposte inedite per poterne uscire.

Bottega Partigiana nasce a partire da questa esigenza per diventare uno strumento di aggregazione

Siamo esponenti di diversi mondi della galassia della sinistra italiana: marxisti, militanti della corrente MMT, sovranisti, post-keynesiani, umanisti.

Abbiamo iniziato a lavorare veramente poco tempo fa ma siamo già un gruppo piuttosto affiatato. Il primo atto è stato quello di scrivere – insieme – un documento con dei principi di azione. Abbiamo messo un documento su google drive e lo abbiamo scritto insieme fino ad arrivare a qualcosa che piaceva a tutti.

E poi un manifesto – e anche quello ci abbiamo messo un po’ ma siamo riusciti a scriverlo insieme lavorandoci finché non è piaciuto a tutti.

Cercando di mettere l’essenziale, quello che aiutasse a capire dove vogliamo andare. Vi dico solo il titolo perché poi il resto si può trovare sul sito: “la dignità umana non è in vendita” “i beni pubblici e i diritti non sono in vendita”.

Il frame è quello di ripristinare la sovranità costituzionale. Sono punti con cui penso che chiunque dei presenti è d’accordo. Però l’obiettivo non è quello di sottomettere gli altri a un manifesto quanto quello di proporre uno strumento di aggregazione in modo che ciascuno possa mantenere la sua identità.

Quindi per esempio la proposta di MPL a co-promuovere questo evento con lo stesso spirito è stato accolto con vero entusiasmo.

Ci è stato proposto anche di collaborare attivamente alla stesura della bozza di documento politico proprio per aiutare a renderlo il più comprensibile e anche il più essenziale possibile.

Leggendolo avrete osservato che è ridotto al minimo proprio perché l’obiettivo è quello di costruirlo insieme con le forze che ci staranno.

L’obiettivo è anche quello di trovare delle forme di comunicazione che permettano oltre alle forze già attive, strutturate, anche ad altri tipi di militanti: artisti, intellettuali e anche semplici cittadini che si riconoscono in alcuni punti comuni ma non in un’etichetta che non comprendono, che non fa parte della loro storia.

Per esempio: non è un caso il termine “bottega”. Io sono una partita iva, ma non mi sento un capitalista, sono più vicino a un proletario… arrivo da lì.

Oggettivamente quando un po’ di anni fa alcuni hanno detto che “occorre rilanciare la lotta operaia” … è vero che probabilmente si intendeva anche le partite iva precarizzate eccetera, ma le partite iva non lo capiscono questo.

Se si parla solo di lotta e classe operaia, è un’immagine escludente: occorre trovare delle forme che includano, perché non possiamo usare sempre i sottotitoli: “dico questo intendendo quest’altro” è un tema di linguaggio ma visto che la battaglia è combattuta nella testa delle persone con le psicobombe il linguaggio è importante.

“Partigiana” perché noi vogliamo fare una vera resistenza: pensiamo che oggi siamo in una guerra di occupazione e che occorre una resistenza, che va fatta proprio nella testa e a partire da ognuno: uno accende la televisione e dopo dieci minuti deve fare il partigiano per liberare se stesso.

E a volte chi ci sta intorno… mia madre è di sinistra ma a volte devo darle degli shock… “mamma guarda che tu sei di sinistra, cosa stai dicendo?”.

Dieci minuti di Ballarò e uno… è un’ipnosi collettiva. Bisogna aiutare a svegliarci dalle illusioni.

Intere generazioni sono state cresciute con menzogne. Io appartengo a una generazione che è stata ingannata fin dalla nascita. Che si è svegliata a trent’anni scoprendo che era tutto falso.

Non è facile da accettare…

Di vie concrete ne abbiamo tantissime. Ne approfitto per ringraziare gli economisti che hanno partecipato al convegno che hanno avuto il coraggio militante di sbilanciarsi ieri, penso che sia stato veramente interessante.

Rilancio il fatto dell’appoggiare l’idea di lavorare su questa bozza di documento politico trasformandola in un vero progetto politico, oltre a Bottega Partigiana anche il Partito Umanista è interessato a questo processo.

Ribadire anche il fatto che BP si propone come strumento di lavoro. Per esempio vorrei lanciare l’immagine di lavorare oltre al documento politico, con le forze che vorranno, anche a un documento di sintesi dei contenuti di questo convegno; le trascrizioni saranno lunghissime; propongo di studiare il convegno e fare un documento che costituisca una sorta di mappa cognitiva dei concetti espressi. Un lavoro di sintesi abbastanza impegnativo.

Finisco con una citazione filmica: a volte mi sembra di stare dentro “Mars Attacks!” quel film in cui ci sono gli alieni che arrivano dicendo “siamo amici” “non vi preoccupate” “veniamo in pace” e cominciano a disintegrare gli esseri umani facendoli esplodere.

E gli umani cercano di combatterli invano con le armi, con l’esercito, gli aerei. A un certo punto una signora anziana ascolta una musica un po’ nostalgica con la sua radio a valvole e l’alieno che stava per ucciderla esplode. Ed ecco che l’umanità si salva diffondendo questa musica nostalgica che fa sparire gli alieni. Una musica soave, gentile, che però trasforma questo incubo in nulla. E finisco con questa suggestione.

 

 

Parte 2 ( circa 15 esimo minuto de video)

Io vorrei iniziare questo mio II intervento con una cosa un po’ testimoniale: ho 42 anni e da 24 faccio politica faccio parte di una “vecchia generazione” e anche di questa “nuova generazione” che è stata fregata.

Già nell’89 90 la forza politica di cui faccio parte (il PU) vedeva molte delle cose che stanno succedendo, quindi è stato piuttosto frustrante questo ventennio per noi, perché succedevano delle cose e noi lì a dire “…guardate che la grande finanza speculativa sta facendo questo, questo e questo… arriveremo a una crisi di sistema… ci sarà un attacco ai diritti… “ e tutta la sinistra che avevamo intorno ci ignorava completamente trattandoci come una specie di elemento estraneo.

“ma voi umanisti chi siete? Siete una setta? O cosa?…”

Poi è successo quello che è successo e ci troviamo tra le macerie potendo dire che avevamo ragione, ma non è una grande soddisfazione.

Fortunatamente riconosciamo altri che probabilmente in questo percorso dicevano cose molto simili, anche loro inascoltati in questi ultimi vent’anni, e questo potrebbe sembrare un discorso pessimista ma per me non lo è perché così come in questi venti anni sono riusciti a distruggere completamente un paradigma e a cambiare la vita delle persone usando fondamentalmente tecniche di manipolazione mentale, perché di fatto la tecnica della “rana bollita” è questa. Non hanno usato i fucili.

Allo stesso modo, cambiando uno schema di pensiero, ma non solo, direi uno schema di tensioni, perché non si tratta solo del pensiero, il pensiero arriva fino a un certo punto e poi c’è la tensione, quello che a volte viene definito come la “pancia”, quello che mi fa paura. Faccio l’esempio dell’inflazione: la usano ogni volta che qualcuno prova a dire alcune cose con la minaccia della carriola di lire necessaria per comprare un gelato, oppure si tendono al punto di attaccare con una ferocia che nei talk show potrebbe essere anche giustificata, ma che quando uno poi parla con il vicino di casa riproduce la stessa ferocia: esce fuori una cosa “di tensione”, non solo un pensiero.

Allora io credo che se si riuscissero ad identificare i nodi di tutto questo e si riuscisse a diffonderli, spiegarli, snidarli e snodarli, le cose potrebbero cambiare abbastanza in fretta.

Nel senso che si potrebbe produrre una sorta di valanga sociale forse con forme diverse da quelle che ci immaginiamo classicamente.

Tendenzialmente all’inizio ci si aspetta la gente che scende in piazza, che è un aspetto – però una valanga sociale può avvenire anche in altri modi anche con una forma di cambio di punto di vista per cui alla fine la collettività smette di credere in certe cose e gli toglie potere. Perché poi alla fine il potere della sovranità è dato dal fatto che ci si crede. È uno schema di credenze. Se la maggioranza smettesse di credere in certe cose si potrebbe produrre molto rapidamente un cambio sociale, sicuramente con scontri conflittivi, ci saranno delle resistenze che se la maggioranza comincerà a credere altre cose saranno resistenze che potranno essere sconfitte.

Dico tutto questo perché ritengo che oggi sia molto importante concentrarsi su alcuni contenuti sia di tipo ideologico ma anche di tipo esistenziale che possano aiutare. Prima facevo l’esempio della mia generazione che vive un senso di ingiustizia, di tradimento, di assurdo.

Si è trovata a essere stata intortata col bipolarismo per trovarsi in una società bipolare nel senso psicanalitico del termine.

C’è bisogno di curare tutto questo. Il presidente della repubblica afferma che bisogna difendere il “bipolarismo”… perché?!?

Ci sono delle cose che sono incomprensibili! E non te lo dicono perché non c’è un motivo ragionevole.

Altre cose che sono successe… rispondendo all’affermazione di Francesca in cui diceva che ci sarà bisogno di un leader. Io credo che ci sarà bisogno di portavoci. Però è stata un’altra via facile che ci è stata raccontata negli ultimi venti anni quella che ci sia bisogno di trovare un leader prima di poter iniziare un processo. Ho visto tanti progetti partire intorno ad un leader che poi si sono fermati proprio perché c’era un leader, specie nella sinistra.

Io penso che prima bisogna mettersi molto d’accordo, costruire un gruppo, imparare a lavorare in gruppo… e a quel punto da quel gruppo potranno uscire dei portavoce che, sapendo lavorare in gruppo, potranno fare un’opera di leaderismo sociale. Meglio se più di uno. Penso che questa sarebbe una cosa molto interessante. Se la gente vedesse che c’è un gruppo di persone che propone certe cose e che sa lavorare in gruppo non per interessi personali ma perché è mossa da ideali, e questa è una cosa che passa dallo schema di tensioni – uno se ne accorge se si sta parlando per fare carriera o perché crede in qualcosa – passa attraverso canali umani. Ecco che ci può essere speranza!

Non è una critica a Francesca, perché anche io penso che a un certo punto ci sarà bisogno di riferimenti umani, persone… ma è molto importante capire come arrivare a ciò. Il leader troppo presto porta al “bipolarismo”…

Più che sceglierlo il leader è meglio costruirlo.

7.07

Si sta parlando dell’uscita dall’euro. La sinistra, la crisi, l’alternativa. E si sta parlando del tema della sovranità.

Io sono d’accordo sul fatto che l’Italia ha avuto dal dopoguerra una sovranità limitata: abbiamo le basi Nato, siamo comunque troppo importanti a livello geopolitico per essere lasciati a noi stessi e quindi siamo sempre stati orientati dai vari gruppi “Bildelberg &co. [Gladio]” Voglio dire che è evidente che nella politica italiana del periodo “costituzionale” – intendendo che oggi siamo in un periodo post-costituzionale nel senso che con questa storia della “costituzione materiale” tutta la prima parte della costituzione è vista come una sorta di “ma sì erano degli idealisti!”.

Anche quella prima fase “costituzionale” aveva la costituzione come “promessa”: c’è stata nel secondo dopoguerra finalmente la promessa della democrazia rappresentativa come trasferimento della sovranità ai popoli e come possibile applicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

È stata tuttavia una promessa che non è stata mantenuta, quindi io non parlerei di ripristino della sovranità popolare, ma parlerei di attuazione per la prima volta della sovranità popolare, perché non c’è mai stata finora, è stata solo promessa.

Questa è una grande occasione: questa crisi, sia quella dell’Euro che quella sistemica più grande che dà l’inquadramento maggiore alla guerra dell’euro che è un fenomeno particolare e molto importante nell’evoluzione di un capitalismo / crisi che infatti come diceva ieri qualcuno rischia anche di trasformarsi in un nuovo medioevo feudale.

Detto questo i momenti di transizione sono occasioni per inserire degli elementi nuovi.

In particolare noi abbiamo una grande responsabilità che Greci e Spagnoli non hanno: noi viviamo in un paese che si trova ancora nelle condizioni – prendendo posizioni forti – di far saltare tutto il “capitalismo-casinò”.

Abbiamo una massa critica che può mandare in crisi non solo l’Unione Europea, ma tutto il sistema capitalista per come è costruito. Non solo europeo. Anche quello internazionale.

Per esempio costruendo un asse con i Brics.

L’Italia se veramente fosse mossa da un governo anticapitalista e per il popolo, anche quello italiano.

Io sono per la Nazione Umana Universale ma anche per il decentramento, quindi il concetto di Nazione esiste e va valorizzato come uno dei livelli importanti per la costruzione della Nazione Umana Universale.

Ecco che l’Italia ha la massa critica economica, in un mondo economicista, per lanciare un cambiamento a livello planetario.

Ci hanno dato la notizia di essere stati superati dalla Russia nella scala dei PIL… dalla Russia!

Nonostante tutto siamo ancora la nona potenza economica del mondo di cui non possono non tenere conto.

Per questo si accaniscono su di noi con i vari viceré post-berlusconiani per cercare di controllarci in ogni modo.

Questa è una responsabilità in più che abbiamo nel cercare di lanciare un progetto di cambiamento per la nostra nazione: il fatto che potrebbe avere delle conseguenze importantissime per i fratelli greci, per gli Spagnoli e i Portoghesi… ma anche per un processo INTERNAZIONALE!

Oratori Chianciano

La crisi attuale viene vista da più fonti soprattutto come “economica” anche se delle sue conseguenze si dice che siano paragonabili a quelle di una guerra: non sto parlando di entità eterodosse, o rivoluzionarie, ma di Confindustria:  “Crisi come guerra, colpite parti vitali del Paese”
Ed Abi: “caduta Pil Italia pari a quella di una guerra”
E di molte altre fonti, e non recentemente, come per esempio l’Aspen Insititute tanto caro al premier Letta:“La guerra dell’euro”

Spesso si sente dire dall’esperto di statistica di turno, che le conseguenze economiche sono paragonabili “a quello che è successo nella II guerra mondiale” o anche… “peggio di quello che è successo nella II guerra mondiale”.
Tutta una serie di analogie in cui si parla della guerra come fenomeno dalle stesse conseguenze, ma la crisi continua ad essere presentata come economica e di tipo “ciclico”, scatenatasi a partire dall’esplosione  della bolla finanziaria del 2008… e – per giustificare il fatto che sta colpendo in particolare il nostro paese – il massimo che i mezzi di informazione riescono a fare è tirare in mezzo il “debito pubblico” troppo alto e tutta una serie di altri luoghi comuni.

In definitiva la colpa viene data soprattutto alla casta politica corrotta che ha speso troppo indebitando il paese. Come se uno stato fosse come un’azienda o una famiglia che se si indebita “fallisce”.
Senza voler mettere in discussione gran parte della corruzione della classe politica né tantomeno volerla difendere, è sbagliato lasciar intendere che tale corruzione sia consistita in un semplice arricchimento personale o del proprio partito ottenuti – ci dicono – sperperando cifre inaudite in un “clientelismo” improduttivo che ha indebitato lo Stato.
A mio parere la corruzione è ben altra: non ha a che vedere con l’aver speso troppo, ma con l’aver preso decisioni contrarie all’interesse collettivo. Forse più che di corruzione in effetti sarebbe opportuno parlare di “tradimento”.
Ormai molti economisti (e tra l’altro di diverse scuole di pensiero economico) ci spiegano che il nostro debito pubblico è esploso negli anni ’80 a causa del divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro, quando di fatto abbiamo cominciato a perdere sovranità monetaria a causa di un vero e proprio minigolpe (definito in modo non tanto diverso dallo stesso Beniamino Andreatta che ne fu l’autore).
Gli stessi economisti ci spiegano anche che in condizioni di sovranità monetaria tale debito (o anche un debito superiore) avrebbe una rilevanza sicuramente inferiore a quella attuale.
Quelle del debito eccessivo e della casta corrotta che si è “mangiata tutto” sono solo alcune delle tante menzogne che ci vengono raccontate e lo scopo di questo breve articolo non può essere quello di svelarle tutte. Ci sono ormai numerose fonti che con sfumature diverse danno tutti gli strumenti di comprensione della situazione attuale (molte si possono trovare nella sezione biblioteca del sito di Bottega Partigiana).
Il tentativo è di proporre una sintesi interpretativa del fenomeno che stiamo vivendo, per renderci conto fino in fondo della sua gravità; per renderci conto che siamo in mezzo a una vera e propria guerra non meno violenta di quelle tradizionali – anche se viene combattuta con mezzi più sofisticati e forse meno cruenti – e che al centro di questa guerra c’è l’Euro e tutte le istituzioni che gli girano intorno.
Propongo di fare lo sforzo di vedere la situazione che stiamo affrontando da una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati.
Non solo da noi, ma anche in Grecia e Portogallo le conseguenze che si stanno osservando sono molto simili a quelle di un conflitto bellico (strade con auto abbandonate, quartieri delle città con strade intere piene di serrande abbassate, e altre situazioni agghiaccianti). Proviamo a vedere se ci sono altri tipi di analogie di questo tipo per descrivere il fenomeno che stiamo vivendo.

Le guerre in genere si combattono per imporre il dominio di alcuni paesi su altri, potendone così sfruttare le risorse economiche e asservirne la popolazione.

Non è forse quello che è successo in Grecia? Con l’imposizione di condizioni durissime da parte della Troika in cambio di “aiuti” che in pratica servono solo a ridare soldi alle banche creditrici: lo strozzino che ti dà i soldi per pagarlo in cambio del fatto che tu chiuda bottega… ma continuano ad affermare che si tratta di aiuti.
Non è forse quello che sta succedendo anche in Spagna e in Portogallo?
Ma parliamo un attimo di noi italiani: non vi sembra che una “lettera” da parte di entità esterne al paese – e senza nessuna legittimazione democratica – che detta condizioni al governo del paese stesso sia assimilabile a una richiesta di “resa”? La famosa lettera della BCE che ci è stata raccontata come una sorta di collezione di consigli, ma che di fatto ha portato alla caduta del governo allora in carica, in un clima generale di “emergenza nazionale” simile a quello che in passato si viveva durante i conflitti. Anche se fosse vero che di fatto le indicazioni arrivassero da fonti interne al paese, il fatto grave è la loro legittimazione solo in quanto provenienti dall’Europa.
Indipendentemente dal giudizio (ovviamente pessimo) sui governi di Berlusconi, non possiamo non osservare che il governo dei “tecnici” sia stato imposto da fuori, basando tutto su parametri esterni come quello dello “spread” e del “rating”.
Ovviamente si è ottenuta una legittimazione formale da parte del Parlamento – nel senso che “formalmente” non si può dire che sia stato un colpo di stato – ma con tutti quelli che lo appoggiavano che continuavano a dichiarare che lo facevano perché non c’era altra scelta… (come è possibile?). Il Mantra è “Ce lo chiede l’Europa” e sembra quasi che questa Europa ci chieda sempre cose giuste. La cosa pazzesca è che questo “Ce lo chiede l’Europa” venga sempre ammantato di verità e giustizia: se ce lo chiede l’Europa deve essere per forza qualcosa di giusto, per il nostro bene! Dobbiamo farlo anche se non vogliamo!
Tutto questo risulta quantomeno un po’ inquietante!
Cercando di sintetizzare e di proporre un’analisi politica possiamo affermare che stiamo assistendo a un attacco diretto all’assetto degli stati democratici così come li abbiamo vissuti dal dopoguerra ad oggi.
In particolare è sotto attacco il progetto dello stato sociale europeo, di stampo socialdemocratico fondato su costituzioni antifasciste, ispirate dalla dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – che fu una delle grandi conquiste del dopoguerra.

Bisogna tener conto che, dal dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino, l’Europa “Socialdemocratica” è servita al mondo capitalista per fare da cuscinetto verso la cortina di ferro: occorreva mostrare un capitalismo dal volto umano.
Nel ’71 gli Stati Uniti (Nixon) ruppero unilateralmente i patti di Bretton Woods interrompendo la convertibilità in oro del dollaro.
Negli anni ’70 in America (USA) iniziò una ripresa del potere da parte del grande capitalismo – fino a quel momento c’erano state politiche che si potrebbero chiamare fortemente keynesiane, con un aumento crescente del welfare state e un processo di democratizzazione. Ma negli anni ’70 iniziò una vera e propria “restaurazione” (Chicago Boys – fine delle politiche Keynesiane – Neoliberismo) in cui i poteri economici il cui dominio si era attenuato a causa del processo di democratizzazione, organizzarono una vera e propria controriforma utilizzando le teorie economiche “neoclassiche” alla Friedman e alla Von Haiek come scusa per smantellare le conquiste sociali ottenute fino a quel momento.
All’Europa venne concesso più tempo (forse a causa della sua posizione nella guerra fredda?) ma già all’inizio degli anni ’80 le cose cominciarono a cambiare (per esempio da noi col divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro).
Il binomio Thatcher Reagan fu l’Epicentro del fenomeno di marginalizzazione internazionale dell’intervento statale soprattutto per quanto riguarda il Welfare-State.
In Italia iniziò un attacco alla classe politica associandola ad una generalizzata corruzione e a un generalizzato “clientelismo”. Temendo forse anche l’avvento di un’avanzata delle forze di sinistra e trovando così il modo di “sterilizzarne” gli effetti – si iniziò a proporre il paradigma che la classe politica, in quanto corrotta per sua stessa natura, non dovesse poter controllare l’economia – meglio lasciare il controllo al Mercato – questa fu e viene tuttora proposta come una vera e propria ideologia, quasi di tipo religioso, diffusa anche attraverso la cultura pop degli anni ’80 (yuppismo, tutti manager, abbondanza per tutti col “mercato”) – ci fu un vero e proprio martellamento “psichico” di questi temi negli anni ’80.
È evidente (indipendentemente dai reali livelli di corruzione dei singoli politici) che si è trattato di un vero e proprio attacco ideologico che in definitiva non si è scagliato contro i politici ma contro la sovranità democratica dello Stato (siccome la democrazia è controllata dai politici che sono corrotti è meglio instaurare una vera e propria “Mercatocrazia” in cui gli strumenti di esercizio della sovranità monetaria, che permettono il controllo sull’economia, non siano più a disposizione della “Casta”.
Questo tipo di operazione ha prodotto un’esplosione del debito pubblico: il divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro ha prodotto tassi di interessi a fronte di emissione di moneta attraverso titoli di stato non più calmierati dalla Banca Centrale e quindi preda della speculazione. A un certo punto si è arrivati ad emettere titoli a un tasso di interesse del 20% e questo ha prodotto un’esplosione del debito pubblico, non certo a causa di un eccesso di spesa – la spesa non è aumentata – sono aumentati semplicemente gli interessi. E sappiamo che siccome gli interessi producono una crescita di tipo esponenziale, nel giro di pochi anni hanno fatto raddoppiare il debito pubblico.
Debito che una volta esploso è stato usato “strumentalmente” per andare a discreditare ancor di più il sistema politico in quanto tale. “Corrotti e spendaccioni!”
Alla fine degli anni ’80 col crollo del muro di Berlino, non c’è più stato bisogno di un cuscinetto Europeo tra il mondo capitalista e quello ormai ex-socialista. Anzi. L’Europa del welfare, il modello di capitalismo dal volto umano, diventò un cattivo esempio, un vero e proprio ostacolo al trionfo del grande capitale internazionale che stava e sta tuttora cercando di impossessarsi finalmente e definitivamente del mondo in fase di globalizzazione. Una sorta di ultimo baluardo di un mondo che si vuole decretare come finito “Ma guarda gli Europei che pretendono ancora la sanità pubblica, la pubblica istruzione gratuita, come sono socialisti – ma sono pazzi? Le cose bisogna comprarsele: devono essere privatizzate”
Ecco allora – e arriviamo finalmente alla “guerra dell’Euro” – per sostituire il modello Europeo sociale con quello neoliberista ci si adoperò affinché il Parlamento Europeo nascesse senza poteri e sempre di più ne assumessero organismi non eletti democraticamente (e quindi più manipolabili da parte degli interessi in questione) – come la Commissione Europea.
Dal trattato di Maastricht in poi prevale un modello di Europa totalmente ideologizzata, anzi catechizzata sui parametri del neoliberismo più sfrenato.
L’Euro viene deliberatamente architettato senza i necessari meccanismi di redistribuzione fiscale, di armonizzazione di area monetaria, di convergenza economica finalizzata al mantenimento e al miglioramento del tenore di vita della popolazione.
Si tratta di un meccanismo strutturato per mettere in competizione i paesi tra di loro. Una bomba ad orologeria che a detta dei suoi stessi creatori (es. Prodi) avrebbe prodotto una vera e propria crisi di sistema.
La scusa era che questa crisi avrebbe a un certo punto obbligato tutti “a prendere le decisioni giuste che altrimenti non si sarebbero potute prendere”: dicevano che “alla fine questa grande crisi avrebbe obbligato a prendere le decisioni che avrebbero portato a una vera Europa dei Popoli”.
Di fatto però questo meccanismo a orologeria è esploso con la detonazione della crisi del 2008 e quello che ha prodotto è stato un conflitto tra i paesi del nord e del sud dell’Europa.
L’asimmetria economica tra l’ex area del marco e i paesi mediterranei ha portato inevitabilmente a un indebitamento di questi ultimi verso i primi a causa di un sempre maggior disavanzo commerciale.
È diventata una vera guerra quando ci si è irrigiditi (per il caso greco) sui parametri di Maastricht – nonostante in passato ci fossero state significative violazioni da parte di paesi importanti (Germania) – e si è deciso di non intervenire per il salvataggio della Grecia per farne un “esempio” di come non ci si deve comportare: “non è giusto che chi ha debiti sia aiutato gratis”! Come se i cosiddetti aiuti non fossero l’imposizione di ulteriori debiti a tassi da strozzini per permettere di ripagare gli interessi verso le banche degli stessi paesi che li forniscono. Per risolvere la situazione greca sarebbero bastate poche centinaia di miliardi rispetto alle diverse migliaia che si stanno bruciando ora – nulla rispetto alle migliaia di miliardi riversate nel sistema bancario per non far saltare il banco del casinò.
Si sarebbe potuto gestire la situazione in modo semplice, senza far soffrire milioni di persone innocenti, ma di fatto si è scelto di farla scoppiare.
I greci sono stati e sono tuttora sottoposti a una vera e propria occupazione da parte della Troika (Commissione Europea + BCE + FMI) che evidentemente fa gli interessi dei paesi nord-europei capitanati esplicitamente dalla Germania.
Cosa c’entra l’euro allora? C’entra eccome, perché l’aver instaurato un regime di cambio fisso in un’area economica non convergente senza aver prima messo a punto meccanismi di compensazione ed armonizzazione, ma anzi avendo creato meccanismi di esasperazione della competizione all’interno dell’area monetaria, non poteva che produrre uno sbilanciamento permanente dei saldi commerciali e l’indebitamento (soprattutto privato ma anche di titoli di stato) di alcuni paesi verso altri.
In più è stata creata una BCE senza i veri poteri di una banca centrale e senza nessun tipo di controllo politico con l’esasperazione del principio dell’indipendenza della BCE come se si trattasse del quarto potere della democrazia (ma dove sta scritto nelle costituzioni ?!?). Chi l’ha detto che la banca centrale deve essere indipendente? È un dogma neoliberista inoculato a tradimento e senza nessun fondamento giuridico nel DNA dell’opinione pubblica – un tradimento di tutti i principi fondativi degli stati costituzionali: una Banca Centrale non controllata e con il solo compito di contenere l’inflazione (visto che alla crescita illimitata ci pensa il mercato) è l’istituzionalizzazione ultima della fede nel mercato! La Banca Centrale deve contenere l’inflazione perché sennò gli Stati spendaccioni producono l’inflazione della repubblica di Weimar e mandano tutto in crisi.
In questo momento sembra che ne stiano uscendo vincitori i popoli del nord. Ma possiamo osservare che anche in quei paesi il livello di povertà è aumentato (come succede in tutte le guerre).
Forse le élite del nord ci stanno guadagnando ma i popoli sono sempre più tartassati, anche perché per mantenere l’asimmetria sono stati ridotti i salari e sono stati depressi i consumi interni con politiche che hanno scaricato l’aumento di competitività sui lavoratori. Però quello che gli è stato raccontato è che la colpa è di quegli spendaccioni e pigri del sud che dovevano essere aiutati obbligando i governi del nord a far stringere la cinghia ai propri cittadini. Questo è solo uno dei tanti esempi del fatto che Tutti i popoli, sia quelli del sud che quelli del nord sono colpiti da vere e proprie “psicobombe
Noi siamo terrorizzati dall’immagine debito pubblico “che sarà ereditato dai nostri pronipoti” – il male – quando gli economisti ci spiegano che del debito pubblico bisognerebbe analizzare la parte interna e quella esterna, e che in realtà pesa di più quello privato… ma no, il debito pubblico ci viene proposto come il male in sé!
Oppure veniamo spaventati con le conseguenze che potrebbero derivare dal ritorno alla “liretta” che svalutandosi farà decuplicare(!!!!) i prezzi del carburante generando carestie e carneficine nonché un’inflazione che la Repubblica di Weimar in confronto non è niente. Che ci vorrà una carriola di soldi per comprare un gelato! Ti producono questa immagine con una violenza tale da farti passare subito ogni possibile ipotesi di uscita dall’euro. Aggiungendo toni emotivi alterati e accusando di follia chi propone la cosa.
Oppure – e qui andiamo in un campo più sottile – ci convincono della corruzione che abbiamo connaturata in noi, in quanto siamo un popolo di evasori, prepensionati e bamboccioni fannulloni, il che ci rende inequivocabilmente colpevoli e meritevoli di essere controllati da un’Europa moralizzatrice e paternalista – che è meglio di noi – che ci fa fare i compiti per il nostro bene, somministrandoci medicine amare ma necessarie.
Devi estrarti due litri di sangue e buttarli nel lavandino – è una medicina amara ma necessaria.
Sembrano i medici che prescrivevano i salassi durante il periodo della peste nera.
E ancor peggio di quella delle medicine amare è la metafora dei “compiti a casa” con cui si riducono intere nazioni a scolaretti svogliati e un po’ stupidi.
I Popoli del Nord invece sono spaventati, per esempio, dal fatto di dover pagare loro per la lascivia e l’accidia degli improduttivi popoli del sud – la fascia dell’aglio, così ci chiamano – capaci solo di indebitarsi e di lavorare poco. Vere e proprie “bombe” mediatiche per metterci l’uno contro l’altro quando il loro aumento di povertà deriva evidentemente dalle politiche di svalutazione competitiva [sleale] operata dalle loro classi dirigenti utilizzando la repressione del mercato interno e la riduzione dei salari.
Sembrano i cinegiornali dell’Istituto Luce durante la II guerra mondiale!
Alla fine nessun popolo potrà uscire vincitore – quello che succederà è che andando avanti in questo modo si finirà semplicemente con la fine del modello sociale Europeo, della sua parte che invece era interessante: l’Europa dei popoli, del welfare, del convergere in una direzione solidale. È evidente che se quello era il progetto iniziale, c’è stato un sabotaggio: è stato sostituito da un modello ferocemente neoliberista.
È molto importante rendersi conto di questo processo, perché finché si continua a credere che la colpa della crisi sia la casta corrotta non se ne potrà uscire (molti sono corrotti ma ormai di fatto il politico nazionale tutto sommato non è molto più potente del sindaco di un comune: le decisioni vere attualmente sono prese più in alto, e questo è il problema democratico).
La Politica (una nuova politica con la P maiuscola) deve riconquistare la sovranità perché oggi così com’è non può fare niente se non essere martoriata.
Poi c’è l’immagine dello “Stato – famiglia” o dello “Stato-Azienda”: Lo Stato!
J. K. Galbraith definisce “illusione del riferimento” questo modo di pensare “allettante e plausibile” che riferendosi a uno Stato, lo paragona a una famiglia o a un’azienda di cui il governo è capofamiglia o amministratore.
Quando gli opinionisti (o i premier) di turno tirano fuori questo argomento per spiegare le nefandezze del debito e della spesa pubblica, omettono di mettere in evidenza il fatto che si tratta di una concezione fortemente “ideologica” tipica della destra internazionale che si è sempre opposta al ruolo dello Stato come “sovrano” e con un compito di regolatore dell’economia, proponendo al contrario il lassez faire.
Di fatto si tratta di una concezione che tende ad eliminare o a limitare fortemente proprio la “sovranità” ovverosia il poter disporre da parte dello Stato-Collettività delle risorse all’interno del proprio territorio.
Una famiglia non è sovrana, lo Stato sì, per cui il paragonare lo Stato a una famiglia o a una azienda è negarne la sovranità: nel nostro caso è anche un tradimento della costituzione – è alto tradimento!

La lesione della sovranità dello Stato è una cosa gravissima! Facendo così, riducendo lo Stato a un’azienda come un’altra, a quel punto lo si fa dipendere dai mercati, che possono così attaccarlo e conquistarlo! Si tratta del fulcro delle politiche che hanno permesso di trasformare la moneta unica e ciò che gli gira intorno in un vero strumento bellico.
Peccato che le costituzioni e il diritto internazionale prevedano invece che uno Stato sia sovrano: ha l’esercito, dovrebbe avere una certa sovranità monetaria, può esercitare il diritto, ha il monopolio giuridico della violenza. Così invece è ridotto a uno stato-famiglia che si è indebitato e deve ripagare i debiti.
Finché ce la prendiamo con falsi nemici continueranno a martoriarci e questo processo di demolizione degli stati democratici andrà avanti.

In sintesi, il Sistema politico è evidentemente in crisi a causa della “corruzione”, ma invece di proporne una evoluzione per permettere un reale controllo da parte del popolo si cerca di buttare via il bambino con l’acqua sporca (o addirittura tenendoci l’acqua sporca), mettendo tutto in mano ai Mercati, benevole divinità sovranazionali e sovrumane che dovrebbero riversare fiumi di benessere verso tutti in cambio di necessarie offerte: le liberalizzazioni, le privatizzazioni, l’eliminazione dei dazi, la perdita di ogni briciolo di sovranità monetaria. In sintesi: un alleggerimento della sovranità dello Stato fino a renderlo un simulacro del passato e a farne un semplice “Stato-Azienda” o peggio ancora appunto “Stato-Famiglia”, privato appunto della propria sovranità e quindi completamente e definitivamente in balia di quei Mercati, che a quel punto hanno potuto finalmente rivelare il loro vero volto.

Per tutti questi motivi un evento come il convegno di Chianciano dell’11 gennaio 2014 sarà un momento fondamentale per dare forza a tutti coloro che vogliono organizzare un’uscita da questa situazione, a partire dai fondamenti della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – facendo una vera e propria resistenza alla guerra di occupazione economica che sta calpestando i nostri diritti e sventando l’avvento di regimi totalitari che sono sempre in agguato in situazioni storiche come questa.

Per informazioni e partecipazione clicca qui
http://www.bottegapartigiana.org/show_article.aspx?id=-299100269

Questo articolo è pubblicato anche su http://www.bottegapartigiana.org

Umanesimo è anche economia per le persone

Umanesimo è anche un tipo economia che mette l’uomo al centro di tutto

Intervento alla Tavola rotonda “Nuovi Umanesimi per il nuovo millennio” – Libreria Assaggi 23 ottobre 2013

Testo discorso:

Siamo in crisi e continuano a definire questa crisi come “economica”, tuttavia approfondendo l’analisi risulta evidente che l’aspetto economico della crisi attuale ne è solo la crosta superficiale.

Viviamo in un’epoca caratterizzata dal dominio incontrastato dell’economicismo per cui non risulta tanto strano che crisi questa debba essere classificata, in prima battuta, come “economica”.

Proviamo a vedere il tema da un altro punto di vista, per esempio quello politico.

Così come ho più ampiamente esposto nel mio intervento dell’anno scorso al simposio di Attigliano è possibile intravedere un processo di tentativo evolutivo in quello che è successo dalla costituzione degli stati moderni in poi.

Si tratta di un processo di “cessione di sovranità” che porterà fino alle democrazie moderne.

In questo modo, anche grazie alla Rivoluzione Francese e a quella Industriale, tutto comincia a cambiare: appaiono gli Stati Moderni e arriviamo all’avvento dell’Economicismo (soprattutto con la rivoluzione Industriale).

Gli ultimi due secoli, dopo la rivoluzione Industriale e l’instaurarsi del Capitalismo e della dialettica Capitalismo – Marxismo, portano a far sì che lo Stato Sovrano sia sempre meno centrale nella vita dei paesi e che sia sempre più predominante il capitale.

È Proprio un “Paradigma” così come lo era stato il Teocentrismo del Medioevo.

Arriviamo a un dominio totale dell’Economia come sistema: il mondo viene visto come un sistema economico: la dialettica tra Capitalismo e le correnti politiche che hanno dominato il campo del marxismo, travisando il pensiero di Marx verte, in ultima sostanza, su chi debba detenere il controllo del capitale.

È un vero e proprio “Mito” che pervade una civiltà che nel frattempo si espande a livello globale con il colonialismo prima e con la globalizzazione poi, schiacciando di fatto altri modelli trattati addirittura come “primitivi”.

Un Mito che oggi è in profonda crisi proprio nel momento in cui è maggiormente diffuso e creduto, tanto che ha bisogno di una struttura di “miti” corollari per riuscire a sostenersi.

Nel corso del ventesimo secolo, infatti, accade una cosa nuova nel processo umano: la scienza e la tecnologia si evolvono a tal punto da rendere disponibili risorse che sarebbero ampiamente sufficienti al sostentamento dignitoso di tutta l’umanità.

Ciò mette in crisi l’economicismo proprio nel suo fondamento di base: l’economia è infatti una disciplina specializzata nel gestire la scarsità di risorse e in una situazione contraria di abbondanza, risulta molto meno necessaria!

Ed ecco allora che verso la seconda metà del XX secolo in un vero e proprio riflusso della Storia appaiono nell’orizzonte culturali dei nuovi Miti a sostegno dell’economicismo.

Il primo è proprio il mito della scarsità delle risorse che viene utilizzato proprio come giustificazione per ostacolare ed impedire il processo di diffusione della sovranità e dell’uguaglianza sociale di cui si parlava prima.

Nino Galloni: La Moneta Copernicana – i falsi limiti dello sviluppo i veri fondamenti della sovranità, cap. 7 “Perché è naturale la diffusione della sovranità”:

“Il concetto di scarsità o la sua artificiosa riproposizione è alla base di sottrazione di sovranità ai componenti della compagine sociale per privilegiare solo una parte o pochi od uno soltanto.
La scarsità può, beninteso, risultare una circostanza oggettiva e veritiera; se ciò accade o le risorse scarse devono venire razionate ovvero gestite in modo escludente (anche con l’uso della forza); il più delle volte identificando un criterio, una giustificazione al loro venir distribuite o concentrate in modo non equo.
La vera scarsità determina una limitazione della stessa crescita demografica ovvero alla sopravvivenza (o alla permanenza) di una parte della comunità; il concetto di sovranità diffusa, invero, si associa a quello di abbondanza (come opposto alla scarsità) ed è per definizione refrattario a quello di limitazione. […]“

E più avanti

“Oggi le tecniche disponibili, se ragionevolmente utilizzate, garantirebbero una situazione di abbondanza decisiva per il pieno ripristino della sovranità di tutte le persone.”

E più avanti ancora l’autore definisce come fondamento della sovranità “l’appartenenza alla specie che è capace di trasformare la Natura, collaborando con essa, dotata com’è del suo particolare tipo di intelligenza.

Quindi l’appartenenza alla specie che è capace di modificare e trasformare l’ambiente determina la condizione di sovranità che da tale punto di vista, appare comune a tutti i pari appartenenti stessi.

La negazione dell’anello che lega l’intelligenza scientifica [tecnica e sociale] al superamento delle condizioni di scarsità consente di sottrarre la sovranità all’insieme del corpo sociale per attribuirla ad un solo individuo, ad una casta , ad una speciale (apparentemente speciale) categoria…”

Queste parole risuonano in modo sorprendente con quelle scritte da Silo, nel documento del Movimento Umanista (lettere ai miei amici – parte di opere complete volume I ediz. Multimage)

Gli umanisti non hanno bisogno di grandi discorsi per mettere in evidenza il fatto che oggi esistono le possibilità tecnologiche per risolvere, a breve termine e per vaste zone del mondo, i problemi della piena occupazione, dell’alimentazione, della salute, della casa, dell’istruzione. Se queste possibilità non si tramutano in realtà è semplicemente perché la speculazione mostruosa del grande capitale lo impedisce.”

In questo breve intervento, in cui non pretendo assolutamente di esaurire questi temi, ma solo di lanciare alcuni spunti di riflessione per approfondimenti futuri, vorrei mettere in evidenza la relazione intima che c’è proprio tra economia e sovranità: questa relazione è la moneta. E’ proprio attraverso l’espropriazione progressiva della sovranità monetaria i mercati stanno svuotando gli Stati Nazionali della loro sovranità costituendo una sorta di para stato superiore non soggetto ad alcun controllo democratico.

“Luca Fantacci” Nel suo “La Moneta, Storia di una istituzione mancata” cerca di approfondire proprio la “natura” sociale della moneta, mettendola in una prospettiva storica che parte dall’antica Grecia (e anche prima). Riferendosi ad Aristotele si mette in evidenza che quando parliamo di moneta parliamo per prima cosa di una ISTITUZIONE (Nomisma) (pag. 38) “La moneta in quanto misura del bisogno è fondamento di ogni compagine politica […] in quanto misura del valore”

La moneta prima di essere mezzo di scambio è misura “istituzionale” del valore. Una misura che non è scientifica, ma è sociale; basata sui valori fondanti di una comunità e sui bisogni che essa identifica al suo interno.

(p .41 misura prima che mezzo) “A differenza del mezzo di scambio, la moneta come misura del valore è sempre esistita. In questo senso non c’è economia senza moneta. […] la moneta è presente come misura del valore, anche quando non esiste un mezzo di scambio generale. […] La moneta in quanto misura della distribuzione, è il sociale nell’economico”.

In questa prospettiva risulta evidente la distorsione del concetto di moneta, e la sua “mitizzazione”, la sua elevazione a valore in sé e soprattutto la sua economicizzazione (con l’eliminazione degli aspetti sociali e politici che determinano i “valori” di una comunità) in uno scientismo-tecnicismo assolutamente fasullo che quando parla di moneta lo fa come se si trattasse del carburante dell’umanità invece che di un semplice strumento organizzativo- distributivo. In sostanza stiamo parlando dell’istituzione della religione del “Dio Denaro”.

Questa digressione mi è servita per mettere in evidenza quale può essere una sorta di piattaforma di lancio per un nuovo paradigma sociale. Anzi Sociale-Politico in cui ogni essere umano possa partecipare alla sovranità: noi umanisti parliamo a questo proposito di “Democrazia Reale”

Thomas Hirsch nel suo “La Fine della Preistoria”:

“In una democrazia reale il protagonista è il popolo.

[…] Questi stessi popoli, calpestati dai tiranni, maltrattati dai potenti, traditi dai loro dirigenti e sfiniti dalle dure esigenze della vita, si rialzeranno dall’attuale prostrazione per costruire un nuovo ordine, forse mai tentato su questa scala nel corso della storia umana.

Quando si parla di democrazia, la si associa sempre alla rappresentatività, come se là esistesse una frontiera insuperabile per l’immaginazione, che sembra incapace di spingersi oltre tali limiti. […] Come abbiamo già detto, però, l’umano è storico e pertanto sempre in processo, in continuo divenire. Ogni costruzione umana verrà sempre spinta verso un’inesauribile metamorfosi e niente può essere considerato definitivo. Così le soluzioni a certi problemi sociali, che furono utili in un certo momento storico, non lo sono più allorché le condizioni cambiano; a quel punto sarà necessario cercare risposte nuove. Se in epoche di vigliaccheria come la nostra si tende a nascondere la testa sotto la sabbia e si aspira invano ad inchiodare la ruota della storia, un cambiamento di mentalità comporterà la riconciliazione con la temporaneità e l’accettazione delle difficoltà come una sfida permanente. Quali innovazioni dunque saremo in grado di proporre, per superare la dura prova che oggi la democrazia deve affrontare?

[…]

In realtà la democrazia recupererà la sua anima quando il popolo smetterà di essere una semplice comparsa e tornerà a svolgere un ruolo da protagonista. Questa energia collettiva si manifesterà in tutta la sua pienezza solo quando tale partecipazione sarà sinonimo di decisione, cosa che diventerà effettiva se si avviano alcune trasformazioni di fondo del sistema democratico, volte ad attribuire alla comunità organizzata livelli di decisione ogni volta più alti. Silo, uno dei creatori del pensiero del Nuovo Umanesimo, ha detto:

Il punto è che al progressivo decentramento ed alla progressiva diminuzione del potere statale deve corrispondere la crescita del potere della totalità sociale. Una forma di governo autogestita e controllata in modo solidale dal popolo, che non sia sottomessa al paternalismo di una fazione, sarà l’unica in grado di garantire che il grottesco Stato attuale non venga sostituito dal potere senza freni di quegli stessi interessi che un tempo gli hanno dato origine e che oggi lottano per eliminarlo.1

Se in altri momenti le difficoltà operative potevano servire come giustificazione per impedire questi cambiamenti, oggi i progressi della tecnologia informatica permettono un’amministrazione efficiente e sicura di tale processi di partecipazione collettiva permanente.

La formula di uno Stato forte e un popolo debole sfociò fatalmente nei totalitarismi, che calpestarono la libertà attraverso la violenza istituzionale. Uno Stato debole e un popolo debole hanno creato un vuoto di potere e questo ha permesso l’irruzione di un illegittimo stato parallelo in mano al potere finanziario internazionale, che mantiene “sequestrate” le società mediante l’imposizione di condizioni di violenza economica generalizzata. Uno Stato e un popolo forti potranno almeno neutralizzare il parastato e stabilire tra di loro un equilibrio dinamico di poteri. Nella misura in cui le comunità coordinate in modo adeguato andranno aumentando il loro potere reale, il dominio statale diminuirà in proporzione e l’organizzazione collettiva si avvicinerà sempre di più a quell’ideale di democrazia diretta descritto tante volte dai sognatori di tutte le epoche, dall’Atene di Pericle in poi. E quando i popoli saranno capaci di prendere tutte le decisioni rispetto a ciò che li riguarda direttamente, allora la libertà non sarà più una parola, ma una realtà sociale, a lungo desiderata e conquistata a caro prezzo.”

Ed ecco che emerge proprio una ridefinizione di comunità politica in cui si rimette al suo posto l’idolo Denaro, asservito alla giustificazione della disuguaglianza in quanto valore in sé, e natura della massima forma di violenza attuale: quella economica.

Come dice il giovane filosofo Diego Fusaro è necessario superare quello che lui chiama “cretinismo economico” e ristabilire una nuova supremazia della Politica con la P maiuscola. Nuova perché non si tratta di ripristinare nulla ma di mantenere una volta per tutte la promessa di Democrazia fatta nel corso del XX secolo e mai mantenuta finora dalla storia.

Guillermo Sullings nel suo breve saggio “La nuova sensibilità e i nuovi paradigmi di un’Economia Umanista.” (che sarà presto pubblicato in Italia nell’appendice del Saggio Oltre il capitalismo, economia mista)

“Gli umanisti partono da un paradigma totalmente opposto: gli umanisti affermano che ogni essere umano, per il semplice fatto di essere nato, deve avere uguali diritti ed opportunità.”

Uguali diritti ed opportunità, un paradigma a partire dal quale dovrà derivare tutto il resto dei paradigmi di una nuova economia. Una nuova economia in cui lo Stato abbia un ruolo da protagonista nel garantire un’equa distribuzione della ricchezza, salute ed educazione gratuite e accessibili a tutti, la tecnologia posta al servizio dell’insieme della società e non di pochi che si arricchiscono, l’accesso al credito senza interessi, la proprietà partecipativa dei lavoratori nelle imprese e il reinvestimento produttivo dei profitti.

E parlando di Stato, nel saggio Oltre il capitalismo Economia Mista, si parla di “Stato Coordinatore”:

In una democrazia partecipativa lo Stato non sarà un ente slegato dagli individui, ma diventerà una sorta di Stato Coordinatore, una specie di intelligenza sociale che veglierà sugli interessi dell’insieme. Il governo non sarà il bottino degli arrivisti, ma lo strumento dell’organizzazione sociale, gestito da rappresentanti autentici e volontari.

Il concetto di Stato Coordinatore come intelligenza collettiva eliminerà le contraddizioni tra gli interessi dello Stato e quelli degli individui. Da questo punto di vista, ogni intervento dello Stato nell’economia sarà da considerare come la necessità di ordinare il funzionamento economico a partire da una visione più ampia di quella specifica di aziende e singoli, ma proprio con lo scopo di favorire, in modo equo, il funzionamento economico degli individui e delle aziende.>>

Stiamo parlando appunto di una vera e propria rivoluzione copernicana nel concetto stesso di Stato, che richiederà forme organizzative estremamente complesse e raffinate, ma che soprattutto richiederà che gli individui scelgano di operare anche una rivoluzione interna che metta profondamente in discussione i valori su cui si fonda il paradigma attuale; sarà necessaria la messa in discussione la necessità della violenza intesa come proiezione intenzionale di un essere umano su un altro…

In sostanza si tratta di una rivoluzione sociale che ha bisogno che nuovi umanesimi si diffondano in tutti i campi dell’esistenza umana.

1 Opere Complete. Vol. 1. Umanizzare la Terra, Il Paesaggio Umano. Silo. Multimage, 2000.