4 Giugno 2020
Banca d'Italia Roma

Banche Centrali e Banche Commerciali

Le banche centrali

Le banche centrali sono le istituzioni deputate ad emettere valuta e a difenderne il valore.

Vi sono quelle degli Stati che controllano la loro banca centrale e che quindi hanno sovranità monetaria (es. USA, UK, Giappone, Russia, Cina) e quelle degli Stati che hanno rinunciato alla loro sovranità monetaria per delegarla ad una banca centrale privata e indipendente che di fatto controlla gli Stati stessi e dai quali non può essere controllata. E’ il caso dell’Italia e della Banca Centrale Europea (BCE). Lo Stato italiano, sulla carta, è ancora il titolare della sovranità monetaria, ma ha smesso di utilizzarla.

Nel primo caso la politica dello Stato decide quanta moneta emettere e come emetterla, con quali strumenti e a quale tasso d’interesse. Interesse che potrebbe anche non esserci o essere uguale a zero. In pratica il debito, sia pubblico che privato, può essere diminuito o addirittura azzerato semplicemente “stampando” moneta (monetizzazione del debito) senza la necessità di rivolgersi ai mercati finanziari. Queste banche centrali possono emettere moneta non a debito (moneta che non genera un debito da restituire), in pratica “regalandola” allo stato o acquistando titoli di stato che però non generano debito perché mai una tale banca centrale, controllata dallo Stato, andrà a chiedere indietro i soldi “prestati”. Di conseguenza il debito pubblico semplicemente non esiste o è fittizio.
Questa operazione di regalia può essere effettuata anche verso i privati, per sostenere l’economia reale (imprese produttrici di beni e servizi) o il reddito di cittadini, in momenti di particolare difficoltà (blocco della produzione, disoccupazione, ecc.).

Uno Stato avveduto deve comunque tenere sotto controllo la quantità di moneta emessa e adoperarsi perché questa circoli. Deve essere rapportata alle capacità produttive del paese, per non generare iper-inflazione.

Nel secondo caso, quello dell’Eurozona, uno Stato come l’Italia, che ha rinunciato ad esercitare la propria sovranità monetaria, per finanziarsi è costretta a rivolgendosi ai mercati finanziari emettendo titoli di stato gravati d’interesse (loro non regalano niente). Sarà sempre in balia della speculazione finanziaria e la BCE, che di fatto è una banca privata controllata da banche private, può solo intervenire per tenere basso il tasso d’interesse. Ma, per come stanno oggi le cose, solo fino ad un certo punto. Qui è il mondo della finanza che detta la politica agli stati europei.

La BCE, per suo statuto figlio dei Trattati dell’Unione Europea, non può elargire moneta direttamente e gratuitamente agli stati né acquistare direttamente da loro i titoli di stato. Come si sente dire, non può essere “prestatore di ultima istanza”.

La moneta di nuova emissione viene “offerta” in deposito alle banche private, le quali possono acquistare i titoli di stato per conto della BCE. Questa operazione di acquisto, in seconda battuta, da parte della BCE può contribuire a tenere bassi gli interessi sui titoli di stato dei singoli paesi, che variano da paese a paese. Più un paese è considerato a rischio dai mercati finanziari, più alto sarà l’interesse. Lo spread, di cui negli ultimi anni si è tanto sentito parlare, è la differenza del tasso d’interesse tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi.

L’emissione di nuova moneta da parte della BCE per l’acquisto di titoli di stato sarà quindi sempre a debito, cioè gravata da interessi più o meno alti e comunque da restituire, perché le banche private, alla scadenza, rivogliono i “loro” soldi. Stiamo pur certi che non regalano niente.

Di fatto gli Stati europei, chi più chi meno, s’indebitano sempre a favore della finanza privata e i loro debiti non possono essere azzerati con la semplice emissione di nuova moneta.

Le banche private, bontà loro, hanno molti margini di discrezionalità, possono cioè decidere se e come prestare moneta agli stati e/o alle imprese e ai cittadini.

Succede spesso che i soldi ricevuti dalla BCE rimangano nelle casse delle banche private, col risultato che la moneta non circola nell’economia reale, che di fatto rimane bloccata, e che i tassi d’interesse sui titoli di stato crescono, a tutto vantaggio della speculazione internazionale.

In pratica siamo nelle mani di usurai irresponsabili e pericolosi.

Ricordo che la cosa peggiore che possa capitare ad un usuraio è che il debitore restituisca il prestito ricevuto o che questi muoia. Tradotto significa che la finanza speculativa ha tutto l’interesse a che gli stati rimangano indebitati. E se proprio dovessero fallire, si rifanno sui beni pubblici.

La banca commerciale

Contrariamente a quello che ancora oggi molti credono, il valore di una moneta non è più legata ad una certa quantità di metallo prezioso, tipicamente l’oro, depositato da qualche parte. Ha valore unicamente perché è accettata in cambio di beni e servizi o per il pagamento delle tasse. Se così non fosse non avrebbe più valore. Le vecchie lire hanno valore solo per i collezionisti.
Questo cambio, avvenuto nel 1971 quando gli USA decisero di slegare il dollaro dall’oro, ha costituito un cambio di paradigma, siamo passati da una quantità di moneta finita ad una quantità infinita.

A parte le banconote o le monete che abbiamo in tasca o sotto il materasso, oggi i nostri soldi sono in gran parte conservati in un conto corrente sotto forma di registrazione informatica (moneta elettronica). Per questo motivo, le banche commerciali, gestendo i rapporti di credito e debito tra le persone, le imprese e le istituzioni pubbliche, sono le custodi della moneta in tutte le sue forme.

E’ credenza ancora molto diffusa che la banca sia quell’ente nel quale depositiamo i nostri soldi e che questi contribuiscano a formare un capitale che la banca utilizzerà per elargire prestiti.

In realtà i nostri depositi contribuiscono a formare principalmente una riserva. Di fatto le banche elargiscono prestiti con una semplice operazione contabile. Quando elargiscono un prestito, creano nuova moneta dal nulla. Moneta che svanirà se e quando il prestito verrà restituito. Resta, come nuova moneta, l’ammontare dell’interesse che, guarda caso, rimane in mano alle banche che in Italia sono state tutte, in modo o nell’altro, privatizzare. Una vera banca pubblica, che potrebbe prestare denaro senza interesse, non l’abbiamo più, grazie alla scellerataggine della nostra classe politica nazionale. Francia e Germania, pur coi Trattati della UE e l’introduzione dell’euro, una banca pubblica l’hanno mantenuta. Vuol dire che si poteva fare.

Il compito delle banche commerciali dovrebbe essere quello di sostenere l’economia reale concedendo prestiti ad imprese e cittadini ma questo avviene sempre meno perché, essendo in gran parte banche private votate alla speculazione, il cui scopo è fare più profitto per aumentare l’importo dei dividendi che andranno agli azionisti, spesso preferiscono investire in operazioni speculative ritenute più redditizie anche se più rischiose. In molti casi queste operazioni sono però dei veri e propri imbrogli, che vanno spesso a danno di cittadini ignari o di amministrazioni pubbliche incaute e incompetenti.

Operazioni spregiudicate che possono fallire o generare bolle finanziare dall’esito catastrofico.

Anche qui siamo nelle mani di usurai irresponsabili e pericolosi-

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