La banca democratica – Economia del bene comune

lunedì, luglio 2, 2012
libro: Economia del bene Comune

libro: Economia del bene Comune

Ho letto il libro l‘economia del bene comune “un modello economico che ha futuro” di Christian Felber, edito da Tecniche Nuove, uscito da circa un mese in Italia. Sopratutto mi sono interessato dopo che Günther Reifer, il coordinatore per l’Italia del movimento dell’economia del bene comune, ha partecipato come relatore al WorkShop per la Democrazia Diretta.

Avendo studiato “Economia Mista, oltre il Capitalismo” di Guillermo A. Sullings  mi è stato più semplice comprendere molti argomenti del libro “Economia del bene comune”. Lo dico per chi fosse a digiuno di modelli economici fortemente innovativi, credo resterebbe un po’ scioccato. Devo dire che, invece, ci sono moltissimi punti di intersezione con il nostro modello sociale, economico e politico (economia mista); in questo post mi soffermo su una piccola sintesi  frammentaria che ho realizzato rispetto al terzo capitolo, intitolato  “La Banca Democratica” (da pag.57). E’ un punto centrale di tutta la questione, perchè reputo che la crisi attuale sia una crisi di sistema, in cui i tassi usurai della banca sono uno dei fattori massimi della finanziarizzazione dell’economia reale.

Come premessa per la comprensione di questa sintesi sulla Banca Democratica credo possa essere utile anche per voi la lettura sulla Banca Senza Interessi, estratto dal post “L’intervento dello Stato Coordinatore nello scioglimento dei nodi speculativi”

Dato che il denaro,in particolare la sua circolazione, è un bene pubblico, lo Stato Coordinatore non lucra sul finanziamento dell’apparato produttivo ne sul consumo della gente.
Ci sarà solamente un costo amministrativo per i costi di gestione, senza l’applicazione di alcun tasso di interesse.
Lo Stato canalizzerà nella Banca Statale i depositi delle società private o delle istituzioni, grazie ai propri strumenti fiscali e legali.
I privati che cercano la sicurezza dei propri risparmi sceglieranno la sicurezza e la garanzia della Banca Statale senza Interessi.
Gli speculatori potranno continuare ad esistere per un certo periodo, ma con una operatività sempre più marginale. La speculazione ha un costo sociale ed economico enorme, ha permesso arricchimenti sproporzionati al settore finanziario e sta portando all’esplosione dell’economia reale.
L’autofinanziamento imprenditoriale è stato sostituito dal finanziamento creditizio insostenibile per le aziende senza tassi altissimi di ritorno.
Se un risparmiatore vuole ottenere guadagni dai suoi risparmi che li investa produttivamente e rischi, se li vuole tenere al sicuro che li depositi nella banca statale: non e’ possibile guadagnare dormendo sulle banconote.
Lo Stato Coordinatore deve minimizzare il rischio che hanno i risparmiatori nel attivare delle imprese produttive finanziando senza interessi, sarà possibile fare decollare l’economia grazie al potere moltiplicatore dato dalla rapidità di circolazione del denaro frutto dell’economia reale e non con il valore di riserva dei foglietti di carta chiamate banconote , l’unica cosa che producono i grandi capitali speculativi.”

Adesso, osserviamo il parallelo concettuale con questo autore, Christian Felber appunto, che personalmente non credo affatto casuale!

Sintesi (frammentaria) del capitolo “La banca democratica” , del libro “Economia del bene comune”.

Il reddito sarà solo quello da lavoro, non esisterà quello da rendita finanziaria.
Per cui la banca democratica non da interessi sul capitale versato, pero’ garantisce il capitale versato, cosa che non fanno le banche attuali.
Non esisteranno le borse né i dividendi, le società per azioni avranno come soci i cittadini.
I titoli di stato, se esisteranno, non saranno oggetti di scambio commerciali. La banca centrale finanzierà senza interessi lo Stato.
Chiusura delle banche di investimento, prezzi delle materie prime definito da un comitato produttori/consumatori. Tasso di cambio variabile con una moneta mondiale, regolato dalla banca democratica.
Obiettivi e servizi: garanzia risparmi, conto gratuito, prestiti ad aziende solide e/o con orientamento eco-sociale, capillarità filiali, prestiti verso lo stato, cambio di valute.
In periodi di crisi la banca diventa più “generosa” nel dare prestiti.
Protezione dal fallimento della banca democratica: non punta a massimalizzare il profitto esponendosi a investimenti tossici e rischiosi, il consiglio di amministrazione risponde personalmente davanti alla legge , esiste una commissione democratica di controllo , i membri del consiglio possono essere destituiti su volontà democratica.
I beneficiari dei crediti pagano una commissione solo per pagare i costi di gestione,  gli investimenti e il fondo sociale.
(Esempio: la banca democratica austriaca da ancora interessi ma propone di non darli per finanziare il fondo sociale.)
Consiglio di amministrazione e commissione di vigilanza della banca democratica comunale sono eletti democraticamente da due rappresentanti dei dipendenti, dei consumatori, dei creditori, delle piccole e medie imprese locali ed un responsabile pari opportunità. I livelli regionale e nazionale della Banca Democratica vengono eletti dai livelli più bassi. Le banche private a differenza della Banca Democratica non potranno fare profitto, né possono finanziare lo stato, né la ricapitalizzazione da parte dello stato, né usufruire della garanzia dello stato dei depositi. La Banca Democratica potrà essere rifinanziata tramite la Banca Centrale.

Posto anche un video molto interessante, dato che ho potuto vederlo di persona. Si tratta del video dell’intervento di Günther Reifer al Workshop per la Democrazia Diretta

Aspettando una vera Banca Democratica senza interessi, posso segnalarvi solamente un progetto che conosco al momento che va in questa direzione: si tratta della Jak Bank Italia.

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