Come difendersi quotidianamente dagli attacchi della finanza internazionale – parte 1

mercoledì, luglio 4, 2012

Mentre aiutiamo i nostri lettori a comprendere la situazione economica attuale e ad immaginare le vie di uscita da questo scenario inquietante, sento necessario dare indicazioni precise su come difendersi quotidianamente dagli attacchi feroci della finanza internazionale. Si tratta di attivare dei veri e propri fronti di azione che disarticolino questa incursione criminale della finanza, che praticamente distrugge l’economia reale. Con questo post inizio a spiegare una prima parte, infatti ci vorranno diversi post per indicare tutte le azioni utili per tale obiettivo.

Abbiamo già trattato la necessità che lo Stato debba potere immettere o togliere liberamente liquidità nel sistema economico, per compensare la scarsità o l’eccesso dello stesso. In particolar modo ogni sistema economico nazionale come anche quello italiano, non è isolato e quindi molti liquidi sono fuggiti dall’impianto dell’economia reale delle aziende, del lavoro , della sanità , dell’educazione, dell’abitazione e della qualità della vita verso l’impianto della finanza che non produce prodotti o servizi utili alla nostra Comunità umana.  La ripresa della sovranità monetaria non è un obiettivo che sono in grado di pianificare , anche immaginando molti cittadini volenterosi che si attivano su questo specifico obbiettivo (come ad esempio quelli di Democrazia MMT), mentre qualche spunto credo di poterlo dare rispetto ad altri micro fronti di azione che possiamo attivare per obbiettivi comuni.

Se diminuisce il denaro in circolazione, ovvero quello che possiamo scambiarci, in pratica si limitano le nostre possibilità economiche, di produrre, di fornire servizi , beni , di erogare servizi primari e secondari, in pratica si induce una crisi economica.

Più vincoliamo al denaro i nostri rapporti di scambio, collaborazione, erogazione di servizi, più tutta la nostra azione si ferma se manca liquidità,  perché non abbiamo lo strumento per scambiarci “equamente” beni e servizi. Più invece i nostri rapporti di scambio, collaborazione, erogazioni servizi ed altro li facciamo senza usare il denaro come mezzo, meno la mancanza di liquidità ci paralizza.

Se ne deduce che per difenderci da questo attacco della finanza è necessario collaborare e scambiarci beni e servizi senza basarsi sulla liquidità su cui loro hanno potere, nel nostro caso l’ EURO. Sto dicendo che è in gioco un vero e proprio cambio di valori, non si tratta di mere politiche economiche; senza un cambio di punto di visione globale si rischia un vero e proprio collasso economico, causato da una concentrazione finanziaria cieca e senza via d’uscita.

Se per ipotesi coniamo un altra moneta, su cui abbiamo il controllo del circolante, possiamo allora immetterne per fare scambi; in pratica dribbleremmo questo attacco. Per esempio in Italia esiste una specie di moneta complementare chiamata SCEC ( come illustrato dall’intervento di Gaetano La Legname di Arcipelago SCEC al nostro WorkShop per la Democrazia Diretta), che nel commercio non può superare il 30% del valore dello scambio, questo per rispettare le leggi Italiane che a riguardo della moneta sono molto rigide.

Ma il punto fondamentale è creare questo “mutuo soccorso”, questa reciproca collaborazione, tra aziende, singoli, chiese, associazioni, organizzazioni, comunità , famiglie, che non ha più come massimo valore il denaro ma bensì l’essere umano, non solo noi stessi , ma tendenzialmente l’umanità, la Comunità in cui viviamo. L’unico modo per uscire da questa crisi , da questa guerra del più forte verso i più deboli è cambiare il valore massimo, un cambio di paradigma appunto: dal denaro all’essere umano e quindi verso la collaborazione e l’aiuto reciproco.

In questa situazione di emergenza è necessario evitare ulteriori fughe di denaro verso la finanza. E’ quindi fondamentale, ove possibile, spendere il proprio denaro verso altri che lo spenderanno nella Comunità.

Le multinazionali spendono il denaro verso la Comunità o lo investono in operazioni più redditizie e speculative della finanza ? Ovviamente lo investono nella speculazione, puntando al massimo profitto a qualunque costo e non hanno nel proprio dna un etica della Comunità.

Quindi bisogna limitare al mimino la spesa verso le multinazionali? Eppure le auto, i computer , gli smartphone sono tutti prodotti da multinazionali… allora che facciamo?

In questo momento di emergenza bisogna acquistare quei prodotti che  danno più lavoro nel territorio, e comunque limitarne l’acquisto, è meglio spendere per allungare il ciclo di vita di questi oggetti, facendo la manutenzione e le riparazioni, di modo da dare lavoro a chi ripara tali oggetti , evitando le grandi catene che riparano,  dirigersi a realtà locali medio piccole e agli artigiani che sicuramente spendono quei soldi nella comunità.

Anche per l’acquisto dei generi alimentari , bisogna fare in modo che i produttori siano del territorio e che non siano sfruttati , per fare questo bisogna prediligere l’acquisto diretto dei prodotti , possibilmente tramite dei gruppi di acquisto (gas), di modo da trovare un prezzo equo sia per il produttore, il territorio e chi acquista.

Tutte queste scelte implicano impegno, uno sforzo, implicano che applichiamo energia e questa energia è necessaria per evitare che la finanza ci schiacci tutti! Oppure si può mollare il colpo, fare tutte le cose comodamente, senza agire per il cambiamento, in una lenta agonia, rimanere ad aspettare che la finanza ci abbia lasciati nel giro di uno o due anni al massimo in una miseria difficilmente recuperabile… a voi la scelta.

Inoltre, aldilà della mera questione di quanto è egoisticamente conveniente questo sforzo, si tratta di aprirsi al cambiamento. Sostengo che è una tappa necessaria per superare questa crisi di civiltà (come illustrato da Fulvio De Vita nel Workshop per la Democrazia Diretta) dove il valore dell’essere umano e della collaborazione ha necessità di prendere il proprio spazio , lasciando crollare e scomparire il vecchi valori dello sfruttamento e della chiusura delle persone al cambiamento.

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