Posts by Vincenzo Barbarulli

Chianciano

Premessa: il congresso “Oltre l’euro. La sinistra, la crisi, l’alternativa” di Chianciano è stato un successo oltre ogni aspettativa, utilizzando le stesse parole degli organizzatori… non solo per il numero dei partecipanti, anche per la qualità dei contributi dei relatori e per il funzionamento dell’organizzazione dell’incontro.

Di seguito riportiamo la bozza di un documento proposto ai partecipanti che contiene anche delle vere e proprie proposte di azione politica:
“Il nostro Paese sta subendo una catastrofe senza precedenti. Tutti i principali indicatori economici confermano che il motore del capitalismo italiano si è da tempo inceppato, che sta imboccando la via del declino. L’impatto sul tessuto sociale non è meno devastante di quelli prodotti dalle due guerre del secolo scorso.
I circoli dirigenti delle classi dominanti hanno enormi responsabilità per lo stato in cui versa il nostro Paese.
Nel clima di euforia imperialistica succeduto al crollo del Muro di Berlino e dell’Unione sovietica essi sostennero fanaticamente la corsa verso l’Unione Europea e la moneta unica, nella convinzione che sottoponendosi al “vincolo esterno”, ovvero alle regole monetariste di marca tedesca, il Paese sarebbe guarito dalle sue patologie, diventando “normale”. Erano gli anni della nascita per via giudiziaria della “Seconda Repubblica”, dell’idea liberista di “meno Stato più mercato”, delle privatizzazioni, della trasformazione affaristica del sistema bancario, dell’attacco sistematico al lavoro salariato, della svendita del debito pubblico alla finanza predatoria globale.

Malgrado lo shock del 1992 (quando la Lira dovette uscire dallo Sme) i circoli dominanti ripresero senza esitazioni la marcia verso la definitiva cessione della sovranità politica alla Commissione europea di Bruxelles e di quella monetaria a Francoforte. Il risultato è noto: da allora il Paese ha conosciuto una prolungata stagnazione economica.

Col collasso finanziario del 2008 l’Euro(pa) è da allora l’epicentro della crisi economica globale. I cataclismi a catena dell’Irlanda, della Grecia, della Spagna e del Portogallo, mostrarono l’assurdità dell’idea di una moneta senza Stato e che le crepe dell’unione monetaria erano insanabili. Invece di fare finalmente marcia indietro, di prendere atto del fallimento conclamato dell’euro e del dogma del “vincolo esterno”, le nostre classi dominanti hanno perseverato nell’errore, trasformandolo nel crimine di crudeli politiche di austerità. Invece di invertire la rotta essi hanno accettato di commissariare l’Italia, di farne l’agnello sacrificale per tenere in vita l’euro —di qui l’adesione al Mes, al Fiscal compact, fino all’iscrizione del pareggio di bilancio in Costituzione. L’economia italiana, già malata, è stata così colpita a morte e il tessuto sociale disintegrato.

Ora, la lobby politico economica al potere, utilizzando una casta di politici privi di qualsivoglia autonomia, gratificati con dei privilegi, annuncia ipocritamente che forse occorrerebbe “un cambio di passo”, che “bisognerebbe lasciarsi alle spalle la fase dell’austerità”, che si dovrebbero ricontrattare i Trattati, supplicando la Merkel ad adottare politiche espansive. Vorrebbero chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.

Ipotesi velleitaria. Mentre l’Italia s’impoveriva e cedeva la sua sovranità nazionale, la Germania, attraverso la sua politica mercantilista, consolidava la propria, diventando il Moloch la cui potenza dipende dal sacrificio delle altre nazioni. L’Unione è così diventata una pertinenza tedesca, la moneta unica sua arma, la pervasiva tecnocrazia europea sua sentinella, la Bce il suo scudo. È illusorio pensare che il capitalismo tedesco sia disposto a rinunciare al riconquistato predominio continentale ottenuto sulle macerie della “solidarietà europea”. Né sembra che la finanza predatoria e le altre potenze geopolitiche globali vogliano sfidare questo assetto europeo, almeno fino a quando la centralità tedesca non metterà in discussione la supremazia strategica degli Stati Uniti, sotto il cui ombrello è avvenuto l’intero processo eurista.

Pur senza aver aggredito nessuno, attraverso il ricatto del debito, l’Italia è come se avesse perso una guerra, obbligata a pagare salatissime “riparazioni” e sottoposta a dure sanzioni economiche (in questo consistono gli ultimi Trattati europei). Il paradosso è che chi ci punta la pistola alla tempia lo farebbe per il nostro bene spacciandosi addirittura come “amico” e “alleato”. Siamo diventati di fatto un protettorato amministrato da una classe compradora garante alla rapina esterna, che su questa rapina lucra e s’ingrassa, e che pur di “onorare” il rimborso del debito è disposta a dissanguare il popolo.

Il movimento di protesta esploso il 9 dicembre ha avuto certo molti limiti, ma ha dimostrato che vasti settori sociali hanno compreso che il nemico non ce l’hanno solo fuori, ma anche dentro casa, che si esce da questa gabbia solo spezzando le sue sbarre, che si esce dal marasma con una grande svolta, politica, economica e sociale. Siamo solo agli inizi di un ciclo di lotte e rivolte sociali che la sinistra sovranista deve incontrare affinché sfoci in una rivoluzione democratica che cacci dal potere i proconsoli telecomandati che governano, una sollevazione generale che sfoci nella liberazione del nostro Paese e che ristabilisca la piena sovranità popolare.

Per noi sono importanti sia il recupero della sovranità sia un processo di trasformazione profondo del modello sociale; per questo siamo più convinti che mai che la costruzione di un modello politico, sociale e umano di tipo socialista che sia adatto al XXI secolo sia l’alternativa a un capitalismo che costringe l’umanità a passare da una catastrofe all’altra. Parliamo di un sistema che utilizzi razionalmente le fonti da cui si produce la ricchezza: le risorse naturali e il lavoro, non per il profitto di una esigua minoranza ma per il bene della comunità. La riconquista della sovranità nazionale è per noi, di concerto con altri altri popoli fratelli e sovrani, un primo passo verso lo sganciamento dal sistema oligarchico del “capitalismo-casinò”.

Alle altre forze che condividono questa analisi e che vogliono ripristinare la sovranità popolare rivolgiamo un appello all’unità d’azione. Invitiamo tutte le forze democratiche e costituzionali a mettere da parte le diversità in questo momento di emergenza. Formiamo un Comitato di liberazione nazionale. La Costituzione italiana sia la cornice dell’unità, la sovranità politica e monetaria i suoi obbiettivi.

Una volta cacciati i collaborazionisti dal potere avremo un governo d’emergenza che dovrà applicare solo poche ma incisive misure d’emergenza, tra cui:
(1) uscita unilaterale dall’eurozona,
(2) nazionalizzazione della Banca d’Italia e del sistema bancario,
(3) emissione della nuova lira,
(4) misure restrittive dei movimenti di capitali;
(5) moratoria sul debito pubblico.
Il tutto entro il quadro di una decisa difesa dei redditi e dei diritti delle classi lavoratrici.

Una volta riconquistata la leva della sovranità e messo in sicurezza il Paese, il Cln avrà compiuto il suo compito, e quindi i cittadini potranno liberamente scegliere il loro futuro, quale tipo di società essi riterranno più giusta”. 

I promotori del Convegno di Chianciano Terme aprono un invito a partecipare:

a Convegno concluso si è svolto un incontro tra i promotori e coloro i quali hanno dichiarato di condividere spirito e finalità del Documento in questione (vedi sopra). I tempi ristretti non hanno consentito di approfondire tutti gli aspetti e le implicazioni della nostra proposta politica, per questo è stato deciso di riconvocarci a Firenze per domenica 2 febbraio.

Confermando la riunione del 2 febbraio vogliamo precisare qual è il suo scopo essenziale: tentare di dare vita ad un organismo politico unitario che raggruppi chi non si limita a lottare per l’abbandono dell’euro e dell’Unione e per riconsegnare al nostro Paese e al suo popolo piena sovranità, ma ritiene che occorra andare oltre, fino allo sganciamento dal capitalismo-casinò. Un polo che offra una casa nuova per chi vuole una nuova economia che non abbia come obiettivo quello dei profitti e privilegi della nuova classe capitalista, ma quello del bene comune.

I promotori del Convegno di Chianciano organizzano la riunione nazionale per la costituzione di un polo della “sinistra sovranista”. La riunione si svolgerà a Firenze, domenica 2 febbraio alle ore 10:00, presso la ex Scuola E. Morante, Via Giampaolo Orsini 44. Per maggiori dettagli qui.

….abbiamo la possibilità di avere energia a costi negativi, creare prodotti alimentari sufficienti per tutto il pianeta, fare un economia sana  e che non abbia come obbiettivo solo il profitto; realizzi anche un  profitto perché anche il profitto può essere utile ma non deve essere solo quello l’obbiettivo. L’obbiettivo è quello di valorizzare risorse produttive, valorizzare risorse umane: solo a queste condizioni è possibile rimettere l’uomo al centro dell’economia e della società. Diversamente, questo discorso rimane solo un discorso. Grazie.    

(citazione dal video sopra di Nino Galloni al congresso “Oltre l’euro” 11.01.2014)

Una serie di proposte molto interessanti sono venute dalla relazione di Nino Galloni.

Zezza al congreso "Oltre l'euro"

Zezza al congreso “Oltre l’euro”

Avendo pochissimo tempo a disposizione, iniziamo a pubblicare gli interventi più interessanti del primo giorno di congresso.

Riguardo al congresso, che è andato meglio di oltre ogni nostra aspettativa, dobbiamo dire che ha coinvolto centinaia di persone ed ha aperto dei forti dibattiti. Sarebbe impossibile sintetizzare in due righe due giorni di congresso, quindi faremo le nostre considerazioni più avanti, a giochi fermi. Intanto pubblichiamo i materiali più interessanti per diffondere.

Tempio degli Dei Romani (copyright by sangiorgiodipiano.net)

Tempio degli Dei Romani (copyright by sangiorgiodipiano.net)

 

Sono ormai evidenti i segni della crisi. Per quanto si cerchi di convincere l’opinione pubblica che “c’è la luce in fondo al tunnel” si avverte ovunque segnali di una diffusa difficoltà. Gli indicatori economici stessi, uno su tutti la disoccupazione ormai al 12% (quella ufficiale!), danno poco spazio o nessuno all’ottimismo. Allora alla nostra geniale classe dirigente cosa ha pensato? Dove non arrivano i fatti, arriveranno le parole. Basta ripetere le cose, anche 100 volte, per far sembrare vero qualcosa che (fondamentalmente) è completamente falso. Semplice, no?

L’esempio illuminante di questa strategia comunicativa è stato il governo Monti, con il suo fantastico decreto “salva Italia“. Che nella sostanza è stato un vero e proprio decreto “affossa l’Italia“. Così, per logica conseguenza orwelliana, il governo Letta è impegnato a far uscire l’Italia dalla recessione, mentre in realtà la sta facendo affondare completamente. È il neologismo Lessicale moderno del political correct!

Oggi mi vorrei divertire, però, a mettere a fuoco una di quelle sfumature un po’ ridicole del grottesco tsunami che potrebbe piombarci addosso. Ovvero, quello che riguarda l’aspetto più divino e mitologico che sembra aver preso il denaro. Ovvero il mercato. Meglio conosciuto come il Dio Denaro.

In realtà mi succede sempre più spesso di vedere degli economisti, ovvero quei tristi individui che ci hanno guidato in questa situazione, che fanno calare dall’alto nei talk-show le loro frasi assolute ad effetto ammutolente. Un piccolo frasario, totalmente parziale, ci farà capire meglio cosa vogliano dirci.

Dobbiamo fare sacrifici= Dobbiamo ingraziarci i mercati con dei sacrifici così (forse) il Dio Denaro ci ascolterà.

C’è lo spread!= Non avete voluto fare sacrifici e adesso Dio Denaro si è adirato!

Avete vissuto al di sopra delle nostre possibilità= Pentitevi peccatori! Da oggi pane ed acqua e forse il Dio danaro potrebbe perdonarvi attraverso un percorso di castità e povertà per la vita eterna.

Ci vuole la stabilità politica= Dobbiamo trovare un governo che non faccia un cazzo….tanto pensa a tutto il Dio Denaro!

Il mercato ha sempre ragione= questo è molto semplice infatti… quando mai un Dio può sbagliare?

La lista, forse, sarebbe infinita. Come si vede, c’è uno sfondo religioso permeante. Del resto dove non può arrivare la logica, si è andati a scomodare gli Dei. Mentre i sacerdoti di questa nuova religione si approcciano con il più classico dei “fai quello che dico ma non fare quello che io faccio“; nel frattempo sta diventando chiaro (soprattutto per chi se lo vive sulla propria pelle) che queste entità benevole chiamate “i mercati” forse tanto benevole alla fine non sono.

Il dogma classico della mano invisibile che interviene a sistemare tutto a ‘mo di divina provvidenza, viene allora ” puntellato” da nuovi corollari teologici. Forse, non ci avevate mai pensato, ma alla fine certe frasi che sono entrate nell’uso quotidiano (si fa per dire) del main stream sono chiarissime. È una nuova forma per sparare il papocchio nel cervello dei distratti. Così è questo il risultato: chi è stato depredato (avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità!) resta depredato e pure rassegnato. Con grande soddisfazione di chi ha costruito pezzo per pezzo il tempio di carta del Dio Denaro. Grazie al quale adesso vive 100.000 volte sopra le proprie possibilità.

È l’arma ideologica finale del neoliberismo. Tutto si può per denaro. Tutto si può con il denaro. È la super cazzola teologica di Adam Smith con spread a destra. E la insegnano pure alle università.

workshop “La guerra dell’euro: Comprenderla per difenderci” 22 Giugno 2013 Milano
workshop “La guerra dell’euro: Comprenderla per difenderci” 22 Giugno 2013 Milano

Workshop “La guerra dell’euro: Comprenderla per difenderci” 22 Giugno 2013 Milano

 

Siete forse spaventati dall’idea di un futuro dove vi toccherà essere contenti per il privilegio di poter lavorare 12 ore al giorno anche in condizioni disumane? Senza alcun diritto, licenziabili in qualsiasi momento; una vita vissuta nel terrore per una pensione da fame e nessuna certezza per il futuro.

Immaginate un mondo con masse di popoli europei diseredate che vivono nell’ignoranza, morendo letteralmente di fame, devastate dalla povertà e falcidiate dalle malattie. Dall’altra parte immaginate dei élite senza scrupoli, quasi dei sultani, che hanno le migliori tecnologie, tutte le conoscenze e un lusso sfrenato che farebbe impallidire il Re di Francia Luigi XVI.

Non è l’ultimo film di fantascienza scritto per Hollywood da J.J.Abrams, né un classico di Asimov; ma la direzione nella quale sta andando il vecchio continente. Il nostro futuro potrebbe essere davvero così.

Del resto basta ascoltare i discorsi del neoeletto presidente Letta, noto membro del gruppo Bilderberg, per capire il livello di sudditanza della buona parte della classe politica, verso il potere della Commissione Europea; istituzione che ha ben poco di democratico, mentre detiene un potere politico divenuto quasi assoluto.

L’euro si è trasformato in un’arma impropria che i governi del nord Europa usano a vantaggio delle proprie multinazionali e banche contro i Paesi del Sud Europa contro i diritti dei propri stessi popoli. È in corso una vera e propria guerra fratricida che causa morti e feriti da ambo le parti; in ogni caso per prime vengono falciate le fila delle classi sociali più deboli. Anche tra gli ufficiali si contano molti caduti: sempre più imprenditori medio-piccoli pagano il loro tributo di sangue. Il solo vincitore alla fine sarà la finanza internazionale. I politici nel frattempo si sono trasformati esplicitamente nei complici consenzienti di questo misfatto.

Se, come sembra, è sempre più chiaro il progetto di una “grande Germania”, con il sud dell’Europa ridotto ad un ammasso di disoccupati e schiavetti impiegati in “fabbriche cacciavite”. Se tutto è così imminente, come denuncia in un post ormai famoso dal suo blog anche Paolo Barnard; se le cose stanno così, allora solo un fattore può intervenire.

Noi: il popolo europeo. Noi: la gente comune. Invochiamo le radici culturali fatte di diritti umani che hanno generato il nostro stato di diritto. Lo spirito dei padri costituenti della Repubblica Italiana. Quelli che l’Europa l’hanno costruita lottando senza risparmiarsi per generazioni intere. Quelli che, dalla rivoluzione francese in poi, hanno creato lo Stato di diritto che, per quanto mai realizzato completamente, almeno è stato teorizzato ed idealizzato. Quelli che hanno di fatto creato le basi per il benessere che abbiamo conosciuto negli anni trascorsi.

Solo con la partecipazione popolare si può sperare in un futuro diverso da quello che sembra aspettarci. È arrivato il momento che i parlamentari ci informino su cosa sia il nuovo fiscal compact, su quali sono le possibili via d’uscita dell’euro trappola ed altro. Ma può il partito del PUD€  lottare contro se stesso?

È molto urgente cercare di capire cosa sta succedendo, prima di essere letteralmente spazzati via.

Serve una rivoluzione: è arrivato il momento storico in cui si deve passare ad una Democrazia Reale basata sulla possibilità di scegliere direttamente sulle questioni importanti. La gente deve essere informata e messa in condizioni di poter decidere. Si chiama autodeterminazione ed è un principio fondante. Tocca a noi, persone comuni, pretendere questa svolta democratica. I politici attuali non lo faranno mai. Tocca a noi.

Per approfondire tutto questo abbiamo chiesto a Nino Galloni di spiegare perché ci siamo infilati nella guerra dell’euro e riflettere sul da farsi. Insieme con gli altri relatori approfondiremo il tema della “libertà di scelta” personale per fare questo cambiamento; accennando come la democrazia diretta sia ormai diventata per noi l’organizzazione sociale necessaria.

Abbiamo organizzato un workshop. 

“La guerra dell’euro: Comprenderla per difenderci”.

Si terrà a Milano sabato 22 Giugno 2013 alle ore 9.30.

I dettagli sono visibili a questo link.

Ci sono disponibili al massimo 100 posti e non è possibile superare tale capacità della sala , per questa ragione è buona cosa PRENOTARSI IL POSTO.

Vincenzo Barbarulli

1 giugno Popoli Uniti Contro la Troika - Milano

Qualche immagine del nostro presidio in piazza Cordusio a Milano. Parlando con i passanti mi sono reso conto del fatto che le persone non hanno capito che è in corso una guerra economica.  Ecco perché c’è bisogno di mobilitarsi e sensibilizzare sulla truffa dell’austerity e sull’inganno delle politiche economiche della commissione europea in concerto con la troika.

 

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Non ne parleranno i media nazionali, si può esserne certi. Ma accadrà lo stesso. Sarà nel cuore della “Milano da bere”. Iniziamo a reagire, dobbiamo lasciare le tastiere dei computer ed uscire di casa. Ci siamo dati appuntamento sabato 1 giugno alle 15 in piazza Cordusio angolo Via Mercanti. Se sei stanco delle parole, unisciti a questa dimostrazione non-violenta contro questo colpo di stato finanziario, contro la Troika, contro le politiche di austerità imposte ai popoli europei da BCE, FMI  e Commissione Europea.

 

La cosiddetta “crisi” dell’Euro-Zona è in verità una guerra moderna, combattuta con le armi dei mercati finanziari e dei trattati internazionali sottoscritti da vertici non controllati e non controllabili dal popolo.

 

L’euro, per come è stato concepito, si sta rivelando un’arma di distruzione di massa e la Troika è colpevole di crimini contro l’umanità! Per difenderci e salvare l’economia reale, i diritti e la democrazia in Europa, dobbiamo rivendicare la nostra sovranità.

Dobbiamo fare pressione nonviolenta affinché l’Europa si salvi da questo disastro conquistando la democrazia reale.

Si può vedere tutti i dettagli sul link del Partito Umanista di Milano.

Moneta Shillings © Image courtesy of Heritage Auctions

Ci sono svariati motivi per i quali abbiamo realizzato un blog. Questo blog nasce dalla necessità di discutere sui due fattori fondamentali. Il primo è riferito a cosa è il denaro; ovvero quale scopo vogliamo dare all’esistenza e alla circolazione di una moneta.

È un punto di grande importanza, cos’è il denaro?

Rispetto a questo argomento abbiamo spiegato ripetutamente che lo scopo del sistema economico non può essere la concentrazione massima del denaro e di conseguenza del potere. Purtroppo è proprio quello che avvenendo in questo momento storico.

Il secondo argomento riguarda più che altro il concetto, attualizzato ai nostri giorni, di democrazia.

Ovviamente, in mezzo a questa concentrazione mostruosa di capitali, si sente sempre più fortemente la necessità di una nuova democrazia. Il concetto dovrà essere anche allargato: sarà così naturalmente riversato in politica l’ampliamento del potere decisionale. E di conseguenza anche rispetto all’economia reale.

Si può forse immaginare come democratico un sistema dove tutti votano, però per farsi eleggere servono quantità industriali di soldi per pubblicità, eventi, visibilità in TV, radio ed internet?

Si può forse immaginare come democratico un sistema nel quale pochi ricchissimi decidono quante persone devono lavorare e in che condizioni? È forse democratico un sistema nel quale pochi ricchissimi decidono cosa si deve produrre, il come e a quale prezzo si deve vendere?

E così, via via che vanno formandosi potentati economici, con dei veri propri sceicchi occidentali, allo stesso modo in maniera crescente si sente la necessità di riportare l’economia alla sua funzionalità naturale. Un vero e proprio destino che si deve compiere: il diritto di vivere, il reddito di cittadinanza, la piena occupazione. Non ultimi la salute, l’educazione e la casa come diritti fondamentali.

Un benessere diffuso in un’economia funzionale alla vita umana; vi si oppone attualmente ad un modello in cui il vantaggio di pochi elementi che si arricchiscono con qualunque mezzo, non importa quale che sia; impoverendo-sfruttando-inquinando-rubando-speculando.

Come si vede i temi da trattare sono molteplici e molto complessi. In pratica, la premessa logica che muove la trama del nostro blog è la seguente: si può creare sistema di democrazia diretta cui non si prenda integralmente in considerazione anche il fattore economico? La risposta è ovviamente…. No!

Se fino ad oggi, la dialettica epocale è stata tra marxismo e capitalismo, ovvero una dialettica incentrata su chi gestisce il capitale, la nostra idea centrale è di allargare il discorso non tanto su chi gestisce il capitale. Il momento storico pone la seguente domanda: che senso ha il capitale?

Il ragionamento deve partire su che senso ha per l’essere umano moderno l’esistenza stessa del capitale. Quindi il “denaro” dovrebbe essere un mezzo di liberazione dalle condizioni oppressive in cui vive l’umanità e non il contrario.

È necessario ragionare sul cosa si vuole che serva il capitale stesso. A partire da questo ragionamento l’introduzione di una moneta sovrana, l’applicazione di teorie economiche avanzate come la MMT, la copartecipazione dei lavoratori alla direzione delle aziende ed infine l’introduzione della democrazia diretta nell’impianto politico, potrebbero essere le basi per un nuovo modello di società. Sarebbe un nuovo “sistema operativo”. Un nuovo modello che metta l’essere umano e quindi le persone al centro di tutto.

Buona lettura a tutti.

Vincenzo Barbarulli

Articolo 67 (copyright by Leo Reynolds)

 

Mentre impazza la polemica sui politici che cambiano casacca, si sposta l’attenzione dalle intenzioni degli elettori alla vita di palazzo. Ma il mandato elettorale non doveva essere un legame forte tra parlamentare ed elettore? Sembra che non sia così per colpa di un malagurato articolo della costituzione.

Facciamola una piccola proposta. Semplice, diretta e chiara. Quella di discutere la legge di iniziativa popolare presentata nel 1999 dal partito umanista denominata “norme di responsabilità politica”. Una vera rivoluzione rispetto alla circonvenzione d’incapace, parafrasando Magritte-La Valse Hésitation adottata da voltagabbana, opportunisti, corruttibili, cambiacasacca.

 

Partiamo da una semplice constatazione: l’Italia è una Repubblica parlamentare. Questo è ovvio, direi scontato, almeno fino a qualche anno fa. Cosa è cambiato? Semplice è apparsa all’improvviso, nel turbolento panorama politico italiano, la dicitura democrazia diretta . Senza capire cosa questa implica. Perché implica che i sovrani del reame, per così dire, non sono i monarchi (perchè i Savoia non contano più niente), ma neanche sono i cittadini. Sono invece, guarda caso, il Palamento e i parlamentari. In una democrazia diretta i cittadini dovrebbero diventare i veri depositari del potere. Oppure, se non è così, dobbiamo metterci anche d’accordo su che cosa si intende per democrazia diretta. Vero è che esistono tanti tipi di democrazia diretta, ma vero è anche che esistono solo sulla carta(!).

 

È, infatti, per lo più oggetto di studio da parte di specialisti, non esistendo ad oggi nessuno Stato che attui integralmente questo tipo di gestione. Sicuramente, ci sono degli stati più affini a quella che ad oggi possiamo considerare più che altro un idea, un intenzione. Ma l’ìntenzione è nobile; più che nobile cercare una via di applicazione nel Belpaese. Nel panorama internazionale l’esempio c’è già. Basta andare a guardarlo e studiarlo.

È l’esempio che viene dalla Svizzera oppure della California; con i loro referendum e con le loro leggi, appunto, di democrazia diretta. È possibile infatti a quelle latitudini, ed è anche successo veramente, raccogliere le firme per revocare il mandato a un sindaco “ inadempiente”. Come dire: io elettore il voto certo che lo do; ma al contempo mi riservo anche di revocarlo. E non è una logica da poco. Chi non rispetta i patti se ne va a casa. Quindi più che “tutti a casa”, che per lo più rimane uno slogan inapplicabile, a casa ci va chi veramente inganna, tradisce, commette reati, usa la carica per fini personali, eccetera. Con una piccola differenza: non dobbiamo più aspettare cinque anni canonici ma possono essere anche solo cinque mesi, per esempio. Lo decidiamo noi.

 

In sostanza quello che stiamo proponendo da tempo, è che tutto il potere venga lentamente trasferito nelle mani dei cittadini. A questo scopo esistono vari strumenti già noti come i referendum (propositivi abrogativi e a quorum zero), consultazione on-line, approvazione diretta da parte dei cittadini delle leggi più importanti e della legge finanziaria. A tutto questo possiamo aggiungere una vera e propria telecamera in grado di riprendere le azioni più importanti, che legherà l’eletto all’elettore. Ovvero, periodicamente l’eletto -per esempio un parlamentare- dovrà rendere conto ai propri lettori del suo operato. Dovrà rendere conto dell’avanzamento punto per punto del programma. È da questo legame inscindibile e molto forte che potrebbe nascere un nuovo rapporto tra eletti ed elettori.

Questa rivoluzione, si chiama legge di responsabilità politica, di conseguenza un politico diventa responsabile di quello che promette sotto elezioni. E chi non mantiene le promesse, viene mandato a casa. Ma in base a quello che fa. Noi cittadini ci riserviamo di togliergli il voto quando ci pare. Questa l’estrema sintesi della legge.

 

Questa proposta di legge giace in Parlamento da quattordici anni e non è mai stata esaminata.

Forse adesso è arrivato il suo momento: chiediamo ai parlamentari del Movimento Cinque Stelle di disseppellirla e di portarla alla discussione in aula.

Tra l’altro, riflettendoci un attimo, abrogare l’articolo 67 della costituzione non risolve il problema dell’infedeltà dei parlamentari. Se venisse fatto solo questo ci troveremo ad avere gli eletti ancora più liberi di prima. Vincolare, diversamente, il mandato ad una squadra della quale non si può più cambiare maglia, sarebbe riduttivo, come minimo. Sempre parafrasando Magritte-La Valse Hésitation “Il voto è un contratto tra elettore ed eletto ed è più importante di un contratto commerciale”.

Quell’articolo, il n°67, fu inserito nella carta perché la preoccupazione dei costituenti era quella di salvaguardare la libertà di coscienza dei parlamentari da eventuali vincoli con forze esterne al parlamento stesso, cioè lobbies o poteri forti di diversa natura. E’ una norma che risale addirittura alla rivoluzione francese. La realtà, ovviamente, ha dimostrato quanto sia insufficiente la presenza di questo articolo per garantire l’indipendenza di ogni parlamentare che, prima di essere un eletto nelle fila di un partito, è nel momento in cui entra in parlamento soprattutto un rappresentante del popolo, di tutto il popolo e non solo di una parte di esso.

Proposta di Legge Norme sulla Responsabilita Politica

Partito Umanista - 1999 proposta di Legge di Iniziativa Popolare "Norme sulla Responsabilità Politica"

Allora, piuttosto che modificare la costituzione, se davvero vogliamo “onorare un contratto”, facciamo una bella legge ad hoc. Basta aprire gli archivi impolverati del Parlamento ed approvarla. Confidiamo in voi parlamentari del M5S. Fate discutere ed approvate il prima possibile la proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Norme sulla Responsabilità Politica”, presentata alla Camera dei deputati nell’ VIII legislatura, il 4 Marzo 1999. Verrete ricordati per sempre come quelli che de facto introdussero i primi passi concreti di democrazia reale nella Repubblica Italiana. Non mi sembra cosa da poco.

Vincenzo Barbarulli

 

 

Italia Anno 2015.

Un comunicato del comitato dei cittadini, come tanti, pochi giorni dopo la rivoluzione.

“Dopo tanti anni di dominio da parte un gruppo di parassiti corrotti, vecchi e inutili finalmente si apre una nuova era. Il comitato dei cittadini sta già muovendo i primi passi in questa direzione. Per prima cosa si dovrà rimuovere queste istituzioni parassitarie che tanto dolore hanno causato alla comunità. Il comitato dei cittadini ha quindi deciso di dimezzare ogni carica parlamentare, eliminare alcuni inutili sotto livelli ed infine accorpare le comunità sotto 3000 abitanti. Si risparmieranno tempo e soldi, si avrà più efficienza. Le leggi lentamente diventeranno regolamenti, dovranno essere approvate sempre più velocemente. Ad un certo punto l’opinione pubblica sarà così concorde al punto che le elezioni saranno più che altro una formalità.

Il comitato dei cittadini è fiero di annunciare alla popolazione che questo è soltanto l’inizio di una nuova era. Sarà un’era di prosperità e di abbondanza per tutti. Finalmente, rimossi tutti gli ostacoli putrescenti ed inutili dell’ancien régime, si passerà -finalmente- ad un sistema di democrazia diretta. La rete che per sua stessa natura è ovviamente democratica, sarà la massima espressione di un cambiamento profondo. Prima tutto era in mano a pochi individui, ma tutto questo sarà solo un ricordo grazie alla rete. Quante volte la modernità ha stravolto le società civili? Qualcuno si è addirittura permesso di insinuare che la rete possa essere manipolabile. Il comitato dei cittadini ha già individuato questi fieri avversari del corso di nuovi tempi. Sono comportamenti antisociali che verranno debitamente inibiti. Le ignobili bugie dei detrattori del progresso non possono scalfire l’avvento del nuovo futuro di progresso generale.

Il comitato dei cittadini ha inoltre deciso che è necessaria la successiva eliminazione dei sindacati. Queste ignobili corporazioni, appartenenti ad un passato lontano, che tanto dolore hanno portato ai lavoratori hanno cessato ogni attività. Grazie al trionfo dei tempi moderni, saranno finalmente soppresse. Il comitato dei cittadini regolerà le questioni lavorative e deciderà la vita del lavoratore e relativo salario. Comunque ogni cittadino potrà inoltrare le proprie lamentele attraverso la rete, che è la massima espressione della democrazia.

Inutile dire che la rete stessa sarà massima espressione dello svago e della formazione culturale dei cittadini. Wi-fi gratis per tutti, in ogni punto del paese sarà garantito a livello costituzionale. I cittadini dovranno solo stare seduti in poltrona e usufruire dei servizi che il comitato mette a loro disposizione. Si aprono prospettive inimmaginabili fino a ieri. I cittadini mentre sono a casa, disporranno di tecnologie che permetteranno di vivere esperienze virtuali e di esplorare spazi della mente inimmaginabili fino a ieri. Parole come cultura, pluralismo, distribuzione della ricchezza, equità sociale saranno solo il vago ricordo di un’epoca tormentata dell’umanità.

Ma questo è soltanto l’inizio. Il comitato dei cittadini sta già prendendo altre decisioni.”

….(to be continued)

 

Sono appena tornato (in realtà era ieri, ndr) dalla presentazione del libro di Loretta Napoleoni “Democrazia Vendesi”. Una lettura che mi sento di consigliare caldamente visto il momento critico che sta attraversando la nostra democrazia italiana. O almeno, quel poco che ne rimane di questa democrazia sempre più debole e deteriorata.

Da segnalare la presenza, accanto alla scrittrice, di Claudio Borghi, un noto economista nonchè editorialista de Il Giornale, che ha supportato l’autrice per la trattazione della parte più strettamente economica della presentazione.

loretta napoleoni democrazia vendesi milano 6 febbraio 2013 Feltrinelli Milano

presentazione libro "Democrazia Vendesi", di Loretta Napoleoni, a Milano il 6 febbraio 2013 Feltrinelli Milano

Il libro contiene una serie di interessanti riflessioni sulla natura stessa della crisi. Sembra che essa non sia più legata ad un’oppressione per mano di dittatori, ma un’evoluta forma di oppressione data dai debiti. Si approfondisce il concetto di come l’euro venne creato per un’Europa a due velocità: una del nord ricca e una del sud coloniale e depressa. Di come la spirale distruttiva che sta coinvolgendo i paesi mediterranei non è casuale ma è decisa da i burocrati di Bruxelles. La commissione europea, non trattandosi del Parlamento europeo democraticamente eletto, è formata da burocrati eletti da nessuno. Questa tecnocrazia, non eletta e sulla quale non abbiamo nessun controllo, decide la il futuro dei cittadini europei. Le misure che vengono decise sono sempre le stesse: tagli e sacrifici. In parole povere, quello che vengono chiamate politiche di austerity. Che tipo di democrazia può mai essere questa?
Oltre ad approfondire interessanti tematiche diffusamente trattate da altri autori e molto tragicamente attuali, il testo si concentra sul fornire delle soluzioni possibili. Per l’autrice basterebbe, a titolo di esempio, riscoprire l’immenso potenziale delle nostre economie locali, organizzare forme alternative di finanziamento, creare una nuova partnership mediterranea.
Testualmente: “ il futuro, come già profetizzava Keynes, ha bisogno di soluzioni che rendano obsoleto il presente”.
Assolutamente da segnalare il relativo sito di democrazia vendesi. Tra le varie  particolarità del sito, sono presenti le date del tour di presentazione del libro, dei video, ma soprattutto l’idea di allargare la mobilitazione per la democrazia a tutti i lettori.
Parafrasando il manifesto presente sul sito:
“Ci siamo dimenticati che i padri fondatori di questa democrazia non avevano la scorta né le auto blu (o carrozze blu) ma venivano picchiati e incarcerati dai fascisti; nessuno di loro aveva un programma radiofonico e veniva pagato cifre da capogiro per far parlare gli amici della casta.
I padri fondatori erano gente come noi, cittadini che sognavano un Paese civile dove poter far crescere i figli e godersi una vecchiaia tranquilla.
Il divismo alla Berlusconi ha talmente tanto contagiato l’Italia che la gente ormai pensa che solo “chi conta” può fare qualcosa.
E invece è vero esattamente il contrario: se De Gasperi o Gramsci avessero pensato quello che molti italiani oggi pensano, quel periodo buio non sarebbe mai finito.
Abbiamo una possibilità grande: quella di cancellare questi anni altrettanto bui. Non abbiamo avuto una guerra, ma questa crisi ne ha avuto in molti modi gli stessi effetti, ha fatto tante vittime, ha distrutto certezze e sistemi produttivi.
Ora comincia la ricostruzione, che dipenderà dalla nostra capacità di immaginare, di creare un futuro migliore.
Oscuriamo il televisore, non ascoltiamo il richiamo dei tirapiedi della casta ma apriamo la porta al nostro vicino e sediamoci con lui per scambiarci opinioni e idee.
Riscopriamo la nostra dimensione civile.
Abbiamo, con la rete, un mezzo nuovo e straordinariamente efficace per farlo.
La crisi, la dittatura, la violenza possono essere fermate, riappropriandoci della nostra intelligenza collettiva.
Non siamo soli, siamo in tanti e allora uniamoci!”

In sostanza il testo in oggetto, se non è un libro da non perdere assolutamente, è sicuramente una lettura molto interessante.

Abbiamo avuto modo anche di conoscere di persona Loretta Napoleoni la sera stessa, ad una cena a cui ci ha inviato Gaetano la Legname di Arcipelago Scec e quindi conoscerla di persona. E’ una persona squisita, con una sensibilità che sentiamo molto vicino alla nostra, una persona amichevole e questo non lo abbiamo sperimentato molte volte delle persone di punta che abbiamo seguito nelle varie presentazioni e meeting a cui abbiamo partecipato.

Loretta Napoleoni cena dopo la presentazione del libro Democrazia Vendesi a Milano

Cena con Loretta Napoleoni dopo la presentazione del libro "Democrazia Vendesi" a Milano