I vincoli della Moneta Unica

La Gabbia dell’Euro. Perchè uscire è internazionalista e di Sinistra

Il 24 Novembre 2018 eravamo all’evento “I vincoli della Moneta Unica”, organizzato da Sotto Sopra dove c’era la presentazione dei due saggi:

“GLOBALIZZAZIONE E DECADENZA INDUSTRIALE ==> L’Italia tra delocalizzazioni, crisi secolare ed euro” e l’altro dal titolo

“LA GABBIA DELL’EURO ==> Perché uscirne è internazionalista e di sinistra”

Era presente come relatore l’autore Domenico Moro, Sociologo e Ricercatore ISTAT, mentre introduceva: Gabriele Rèpaci, studioso di filosofia politica e relazioni internazionali.

Personalmente, mi è piaciuta molto la presentazione dei due saggi, in quanto si è concentrata sulle ragioni politiche dei trattati Europei, piuttosto che sui tecnicismi economici. In fondo i trattati sono, in realtà, un effetto e non la causa.

Dopo aver partecipato alla presentazione ed essermi letto il libro ho cercato di raggruppare un po’ di riflessioni relative che ho maturato.

Il profitto del capitale ed il conseguente sfruttamento dei lavoratori era diminuito, di conseguenza c’era stato un miglioramento delle condizioni economiche e diritti sociali dei lavorati, questo sino agli anni ’70 (ma grazie alle lotte fatte dai lavoratori in tutto il mondo per un secolo ed alla ricostruzione industriale dopo la seconda guerra mondiale) ed il conseguente boom economico. Successivamente, in tempi moderni, con l’avanzare dell’automazione e quindi della competizione nella produzione di beni e servizi il saggio di profitto è continuamente sceso; in quanto il margine di profitto per prodotto e servizi si è assottigliato sempre più. Per cui i capitalisti che vedevano il loro profitto scendere sempre di più, verso gli anni ’70 hanno iniziato a capire che avevano bisogno di aumentare i saggio di profitto diminuendo i salari e/o producendo dove i salari erano bassi. Inoltre eludendo le tasse potevano aumentare il loro saggio di profitto. Per riuscire ad abbassare i salari nei paesi dove avevano sede le loro corporazioni multinazionali, dovevano distruggere i diritti dei lavoratori; per farlo un ottimo strumento era quello aumentare il tasso di disoccupazione. Così, con una più alta disoccupazione e pochi ammortizzatori sociali, aumentava il ricatto per obbligare i lavoratori ad accettare condizioni lavorative peggiori (bassi salari e diminuzione di diritti), forzando la demolizione dei diritti sociali conquistati con un secolo di lotte.

Un’ altro strumento prediletto di deflazione iniziato intorno agli anni ’90, per tagliare i costi, era la delocalizzazione. Essa ha potuto svilupparsi come pratica grazie alla liberalizzazione dei capitale, per questo erano fondamentali i trattati europei che facilitavano la delocalizzazione e la deregolamentazione dei contratti. Certamente anche l’immigrazione clandestina era ottima, per il capitalismo, per creare una massa di lavoratori sottopagati , e senza diritti, che avrebbe indotto una caduta delle tutele lavorative per tutti.

Oltre a tutto ciò i vincoli di bilancio introdotti con l’adesione ai  trattati europei, compreso il funzionamento stesso dell’ istituzione della Banca Centrale Europea e quindi dell’istituzione monetaria  che sta dietro all’Euro, ha fatto si che il costo del debito (tramite gli interessi/spread) aumentasse per l’Italia andando a far lievitare il debito pubblico. Tale debito è stato poi usato come scusa per tagliare gli investimenti che servivano per generare lavoro e servizi. Continuando a spendere sempre di più per la parte di interessi e sempre meno per creare lavoro diretto ed indiretto (tramite la sanità, l’educazione e la spesa pubblica in generale) si è depressa l’economia interna, lasciando a casa milioni di persone, forzando al ribasso i contratti lavorativi per fare sopravvivere le aziende o fare prosperare quelle transnazionali (multinazionali). Questa spirale era aggravata dal fatto che la nuova Banca Centrale, quella Europea, non aveva il mandato prioritario per occuparsi dell’occupazione (infatti la sua missione è quella di tenere bassa l’inflazione) e gli era vietato per statuto aiutare direttamente gli Stati.

Contemporaneamente allo smantellamento delle aziende italiane, non si aveva il naturale capitalistico crollo della valore della sua moneta data dalla diminuzione delle esportazioni. Questo accadde in quanto oramai l’Euro era una moneta agganciata ai Paesi più forti che aumentavano le proprie esportazioni anche verso l’Italia e gli altri Paesi UE, inducendo un ulteriore crollo delle aziende italiane. Laddove le aziende non crollavano, venivano comperare a  prezzi di saldo dai tedeschi, francesi, turchi, indiani…. ed altri; portando fuori dal bilancio italiano i profitti. Quindi diminuendo le entrate del fisco e di conseguenza aumentando il debito pubblico.

Beninteso che il debito pubblico non è un male in se per la popolazione di uno Stato, in quanto significa che lo Stato sta facendo politiche di espansione monetaria spendendo più di quanto tassa; in pratica facendo arricchire i soggetti verso cui “dona moneta”.

Se i soggetti sono i propri cittadini e la donazione avviene fornendo sanità, educazione, casa, infrastrutture, qualità dell’aria, servizi ai cittadini,ecc. è senza dubbio una donazione molto interessante! 

Se invece i beneficiari sono la finanza speculativa che guadagna grazie alla speculazione sui titoli di Stato è una donazione involontaria molto poco simpatica.

Le regole del Trattato di Maastricht, Lisbona , il Fiscal Compact ed altre regole della EU forzano gli Stati a fare diminuire il debito pubblico (insensibili alle nefaste conseguenze), in modo che i minori investimenti statali (dalla sanità, educazione, infrastrutture pubbliche ecc.) si traducano in privatizzazione delle stesse. In pratica, regalare aziende di Stato che danno profitto, oppure potrebbero darlo, a soggetti privati.

Un esempio concreto sono state le concessioni per le autostrade italiane, che hanno garantito alti profitti a dei privati che si sono presi in via esclusiva un servizio indispensabile come la rete autostradale, evitando quindi la caduta del saggio di profitto dato dalla competizione e dal libero mercato. Infatti, lo Stato in questo caso ha avuto il ruolo di riconoscere ad un’azienda privata un margine di profitto molto alto in condizioni di monopolio. Di anno in anno lo Stato ha autorizzato tariffe autostradali sempre più care e quindi margini di profitto stellari per il privato che gestisce le autostrade italiane.

Ma le Banche possono creare moneta su mandato della Banca Centrale; è quello che fanno quando fanno dei prestiti, ad esempio. Le Banche Centrali posso anche fare il “Quantitative Easing” , ed è ciò che ha fatto per anni la BCE per tenere in piedi le banche dell’eurozona (e non fare decomporre rapidamente l’Euro).

Le Banche Centrali di tutto il mondo, ad eccezione della BCE e delle Banche dei Paesi colonizzati (vedi diversi Paesi ex colonie Francesi), generano o distruggono moneta con l’obiettivo di ottenere un certo livello di occupazione (e di investimenti pubblici), ed esistono in sintesi, per essere di aiuto per lo Stato per cui prestano servizio e dal quale sono legalmente riconosciute.

In ultima istanza, sono gli Stati che conferiscono potere alla Banche Centrali riconoscendole legalmente, accettando il pagamento delle tasse in una data valuta. Per cui lo Stato con il suo popolo è “il sovrano” sulla moneta, della creazione e distruzione della stessa. Se un popolo non può essere sovrano ne direttamente ne indirettamente tramite dei suoi rappresentanti sulla moneta allora significa che non c’è democrazia, c’è un potere arbitrario ed imposto da soggetti non democraticamente eletti si chiamino essi mercato, finanza speculativa, creditori o Paesi virtuosi o chissà quale altro eufemismo.Questo processo viene fatto per dare il potere di decidere ad alcune minoranze che non debbano rendere conto ad alcuno, portandoci in una scenario di post-democrazia.

Per cui sia il Trattato di Maastricht e successivi trattati europei che hanno dato vita a quello che è stata chiamata “Unione Europea” hanno sicuramente fatto gli interessi anche delle classi dominanti italiane, che hanno potuto abbassare il costo del lavoro diminuendo di fatto il salario reale dei lavorati e spostato le aziende in territori con lavoratori con salari più bassi e con meno diritti o accaparrandosi situazioni di monopolio con alti profitto garantiti.

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