Tsiprioti d’Italia…. (di Leonardo Mazzei)

domenica, luglio 19, 2015

Non c’è solo la tragedia greca, c’è anche la farsa italiana

«Evitata la catastrofe» ha detto Tsipras alla Tv greca. Il disastro sta invece arrivando. Esso viaggia con il pacchetto di misure previste dalla “Pace cartaginese” imposta dall’euro-dittatura. Misure antisociali e recessive che oggi il parlamento greco sarà chiamato a ratificare sotto dettatura. Intanto la maggioranza di governo non c’è più. Dalle ultime notizie sembra che ANEL (Greci Indipendenti) resterà fedele al primo ministro, mentre invece una trentina di deputati della sinistra di SYRIZA dovrebbero (anche se probabilmente in maniera frammentata) manifestare il proprio dissenso.

Una domanda a Paolo Ferrero

Nel novembre scorso, dibattendo con Ferrero, chi scrive gli ha posto una domanda: cosa farà Tsipras una volta arrivato al governo? Cambierà l’Europa (come dice la propaganda), si farà cambiare dall’Europa, o prenderà la strada (l’unica per noi efficace e realista) della rottura con l’UE? E cosa farà, soprattutto, una volta accertata (la per noi da sempre evidente) irriformabilità dell’Unione?
Evidentemente non si trattava di domande peregrine. Sono infatti bastati pochi mesi per arrivare al redde rationem. L’Europa non si fa cambiare da Tsipras: per noi una non-notizia, ma è giusto ricordare che questa era la tesi degli tsiprioti d’Italia fino a qualche giorno fa.
Arrivati al dunque l’alternativa si è posta in modo secco: o mettere al primo posto la permanenza nell’eurozona, accettandone tutte le ovvie conseguenze, o intraprendere la strada della rottura e della sovranità nazionale. Tsipras ha scelto la prima possibilità, quella del suicidio politico. Ferrero è ancora della stessa opinione? Pensa ancora che l’UE possa essere riformata? A giudicare da quel che scrive sembrerebbe proprio di sì.
Naturalmente Ferrero non è solo, né in Italia, né nel resto della sinistra europea. Anzi c’è perfino chi fa di peggio, a dimostrazione di quanto la malattia sia diffusa quanto perniciosa. Prendiamo il caso di Pierre Laurent. Caso patetico, senza dubbio, ma non lo abbiano eletto noi segretario del Partito Comunista Francese e Presidente del Partito della Sinistra Europea. Leggiamo: «Se è stato firmato un accordo, è grazie al coraggio del primo ministro greco. Per la prima volta, un capo di governo ha avuto il coraggio di affrontare le potenze dominanti che pensano che tutto gli è permesso in Europa». Che dire? Un commento degno di un marziano privo di connessione internet.
Ma il pittoresco Laurent ci è comunque utile. Perché una simile scissione dalla realtà dovrà pure avere una ragione ben profonda. Ragione da indagare per affrontare la patologia. Viceversa possiamo tranquillamente prevedere l’esito letale di una simile degenerazione.

A quel punto, al disastro economico e sociale per i greci, si aggiungerà il disastro politico di Tsipras: inevitabile una crisi di governo, la spaccatura del suo partito, l’alleanza con i vecchi nemici (Pasok, Nuova Democrazia, Potami) del fronte dell’austerità. Esattamente i partiti che per anni hanno servito fedelmente la Troika. Quella che si riteneva che Tsipras avesse cacciato. Mentre oggi, con gli accordi di lunedì mattina, si ripresenta con il volto ancora più violento di una vera Super-Troika.

La sconfitta di SYRIZA non poteva essere più rovinosa. E dovrebbe imporre una profonda riflessione. Specie in un paese come l’Italia, dove i vari spezzoni della sinistra arcobalenica si erano riuniti – giusto un anno fa, alle elezioni europee – proprio sotto il nome di Tsipras. C’è qualche segno di questa riflessione? Vediamo.
Mentre un ex Pd come Fassina prende le distanze, dichiarando di sperare in un NO del parlamento di Atene al nuovo Memorandum, le sparse truppe arcobaleniche appaiono in confusione totale.
Abbiamo letto vari commenti provenienti da quel mondo, in particolare dal Prc e da l’Altra Europa, mentre dalle parti degli euro-federalisti di Sel ci si mantiene opportunisticamente più silenti. Cosa ci dicono costoro? Ci dicono che è tutto un problema di rapporti di forza. Accidenti: e che ci voleva questo caldo estivo per scoprire che la politica è fatta anche – ed in qualche passaggio, soprattutto – di rapporti di forza?
Prendiamo come assolutamente rappresentativa questa frase di Paolo Ferrero: «Voglio esprimere il mio appoggio a Tsipras perché penso che il brutto testo che ha firmato risponda sostanzialmente ai rapporti di forza che ci sono a livello europeo».
Eh già, i “rapporti di forza”. Ma che prima non si conoscevano? E su questa base, perché non giustificare i precedenti Gauleiter greci, che rispondono ai nomi di Laukas Papademos ed Antonis Samaras? Anche loro avevano rapporti di forza sfavorevoli. Di più, così ragionando potremmo “assolvere” anche Renzi. A parole, anche lui ci ha provato ad uscire dall’austerità… ma i rapporti di forza…

Ideologia contro razionalità

Chi ci segue sa che in questi mesi non siamo mai stati tra quelli che si dilettavano a sparare ad alzo zero ad ogni mossa del governo greco. Eppure i motivi non sarebbero mancati. Invece, abbiamo sempre fatto le nostre critiche in maniera non pregiudiziale. Questo per due motivi: per il dovuto rispetto ad una forza che aveva comunque saputo portare al governo le ragioni del no all’austerità, per la consapevolezza delle difficoltà oggettive insite nella situazione greca.

Nei mesi passati, abbiamo sempre denunciato i pericoli dell’ideologia eurista della maggioranza di Syriza. Tuttavia, abbiamo sempre cercato di svolgere un ragionamento basato sulla razionalità politica. Su quali punti si basasse questo ragionamento è presto detto: 1. Non essendo per nulla riformabile, l’Europa niente concederà a Tsipras. 2. Si porrà dunque ben presto l’alternativa tra il piegare la testa e il voltare le spalle all’UE. 3. E’ vero che Tsipras vede come il male assoluto l’uscita dall’eurozona, ma dovrà pensarci due volte visto che l’alternativa alla rottura sarà una capitolazione che ne determinerà una rovinosa sconfitta politica, di quelle che restano scritte alla voce “vergogna nazionale” nei libri di storia.
Dunque, ideologia contro razionalità. E a favore della razionalità hanno scritto in questi giorni tanti economisti, appartenenti a diverse scuole di pensiero. Ma anche questo non è servito: alla fine ha vinto l’ideologia. E forse ancor più di un’ideologia ha vinto una religione: quella che ha un solo Dio, l’euro, anche se nessuno sa spiegarci il perché. Le religioni – quelle “laiche” spesso ancor di più – funzionano così.
Questa religione ha finora impedito un dibattito davvero razionale. A me pare che i nostri ragionamenti fossero più che fondati. I fatti, semmai, si sono incaricati di mostrare la realtà – quella dell’euro-dittatura a guida tedesca – in termini ancora più crudi di quanto fosse immaginabile. Ma non siamo stati certo i soli ad indicare la via della rottura e dell’uscita dall’Eurozona. Altri, non sospettabili di pregiudizi anti-euro, hanno scritto cose assai precise sulla strada che il governo greco avrebbe dovuto seguire.
Prendiamo il caso di Joseph Stiglitz. Stiglitz dice due cose, sul debito e la moneta. Secondo il Premio Nobel 2011 «Non c’è alcuna possibilità di fare passi avanti verso il risanamento del debito, se prima non c’è una ripresa economica. Allo stesso tempo, non ci può essere una ripresa economica senza un ripristino della sostenibilità del debito». La conseguenza è che la Grecia avrebbe dovuto iniziare a tagliare vigorosamente il debito. (Parentesi: Tsipras afferma che nell’accordo capestro di Bruxelles vi sarebbe la ristrutturazione del debito. Peccato che non sia assolutamente vero).
Stiglitz dice però anche un’altra cosa: non solo che la ristrutturazione del debito dovrebbe essere più forte di quella già realizzata nel 2012 (traduzione: anche il 30% ipotizzato dal FMI sarebbe insufficiente), ma che – e qui il raffronto è con l’Argentina – per essere davvero efficace in termini di ripresa economica, il taglio del debito dovrebbe accompagnarsi ad una necessaria svalutazione monetaria. Ecco che rincontriamo – ma guarda un po’ – la questione dell’euro. Quella che per gli tsiprioti d’Italia è un vero tabù.
Detto questo, a chi scrive (sbagliando) sembrava quasi impossibile che un gruppo dirigente giunto al governo con un così largo consenso, in un passaggio storico decisivo per il proprio paese, con la simpatia di tanta parte dell’opinione pubblica europea, scegliesse la via del suicidio. Perché di questo si tratta, e chi vivrà vedrà. Ho scritto che “sembrava quasi”, sia perché la linea scelta da Tsipras non convinceva, sia perché l’esperienza insegna come possano suicidarsi anche gruppi dirigenti ben più potenti (vedi, per esempio, il caso dell’Urss 1989-1991). Restava la speranza che la razionalità prevalesse sull’ideologia. Ma così non è stato.

E ora?

Ora non ci facciamo nessuna illusione. Tuttavia l’Europa ha calato la maschera, rivelandosi per il mostro che abbiamo sempre denunciato. Vogliamo iniziare la lotta per liberarsene o continuare la manfrina sulla riforma del mostro?
La domanda è semplice, la risposta decisiva. Sappiamo che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma i fatti hanno la testa dura, e vedremo.
Per ora non c’è alcun segno di ravvedimento. Anzi, ci sono segnali di una nuova involuzione. Quella che porta ad invocare l’Europa federale, il super-mostro degli Stati Uniti d’Europa.
Se questo sarà l’indirizzo dovremo essere chiari: costoro vanno serenamente lasciati alla pattumiera della storia. Solo chi si libererà dall’ideologia eurista, capendo la giustezza e la forza potenziale di una linea sovranista che sappia unire la questione di classe con quella nazionale, sarà davvero in campo. Per lottare contro l’euro-dittatura e preparare l’alternativa.

P.S.

(Versailles e colonnelli)

Il nostro giudizio sulle scelte di Tsipras è troppo duro? Bene, chi lo crede può sempre leggere le ultime dichiarazioni di Varoufakis, che fino a pochi giorni fa era l’altro eroe degli tsiprioti d’Italia. L’ex ministro delle Finanze parla dell’accordo come di un “nuovo trattato di Versailles”, quello che impose condizioni insostenibili alla Germania, favorendo di fatto la successiva ascesa del nazismo.
Non solo. Varoufakis parla di: «Una “resa della Grecia” che accetta di diventare “vassallo dell’Eurogruppo”. Una totale “umiliazione” del Paese e un “completo annullamento della sovranità nazionale”. Così l’ex ministro delle Finanze rincara la dose di polemiche verso Tsipras, con toni sempre più aspri e paragonando quanto imposto dall’Eurosummit ad Atene al “golpe dei colonnelli” in Grecia del 1967». (da la Repubblica)
Ancora non basta?
Leonardo Mazzei
Fonte: http://sollevazione.blogspot.it/2015/07/tsiprioti-d-italia-di-leonardo-mazzei.html

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