TTIP ISDS Investor-to-State-Dispute–Settlement per schiacciare le democrazie

lunedì, febbraio 9, 2015

Pubblico un estratto rielaborato dalla scheda-isds da sito stop-ttip-italia.net e con alcune integrazioni prese dai siti che vedete nella bibliografia.

Il mandato negoziale per il Ttip, che i governi europei hanno affidato alla Commissione, comprende uno strumento in grado di limitare fortemente le politiche sociali e ambientali degli Stati membri.Si chiama ISDS (Investor-to-State-Dispute –Settlement: risoluzione delle controversie tra Stato e investitore) ed è una clausola tipica dei trattati bilaterali sugli investimenti. Permette alle multinazionali di portare in tribunale un governo che – attraverso l’introduzione di regolamenti più restrittivi a tutela dell’ambiente o dei diritti sociali – dovesse minacciare i loro profitti, reali o attesi che siano.

La nascita del “mostro”

L’ISDS è nato nel dopoguerra per idea della Germania, intenzionata a tutelare gli interessi delle sue imprese in Pakistan. La giustizia di quel Paese non garantiva ai tedeschi di dormire sonni tranquilli, che hanno chiesto e ottenuto di appellarsi – in quanto investitori esteri – a un tribunale terzo e sovranazionale, per timore di non sapere a chi rivolgersi in caso di espropriazioni indebite da parte del governo pakistano.

La quasi totalità degli ISDS è stata negoziata tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo che avevano spesso un sistema giudiziario inopportuno e parziale. Non si capisce quindi quale sia la necessità di creare un tribunale esterno dato che sia l’Ue che gli Stati Uniti hanno sistemi giudiziari affidabili.

L’ISDS è uno strumento utile alle multinazionali perché consente loro di sfruttare territorio e persone per concentrare capitale e potere, visto che non hanno nelle proprie priorità lo stato di diritto della popolazione, sia essa di un Paese ricco o in via di sviluppo.

La finanza, anima della multinazionali, ha ormai compresso lo spazio democratico in tutto il mondo e con impressionante accelerazione nella Zona Euro grazie al Trattato di Maastricht, al potere non democratico della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e le regole intorno alla valuta unica. La finanza grazie alla riduzione dello spazio democratico sta spingendo per trattare i Paesi ricchi come quelli in via di sviluppo, ovvero usurpandone i territori e cercando di schiacciare in maniera irreversibile i diritti della popolazione, a tale proposito la struttura del potere molto accentrato e non democratico nella UE , facilita tale compito.

Avvocati di compagnie multimilionarie, aggrappandosi a cavilli legali, riescono a far causa a uno stato, influenzando in modo diretto o indiretto le politiche pubbliche di un altro paese, anche e soprattutto quelle pensate per proteggere l’ambiente, la salute o la sicurezza dei cittadini.
Un aspetto rilevante è quello che riguarda le somme risarcitorie.

Qualche dato sull’ISDS

Nel mondo si sono svolte già 514 dispute di questo tipo, ben 58 aperte nel solo 2012. Si sa anche di altre cause, che però non sono state rese pubbliche. Circa il 64% delle dispute (329 casi) sono state promosse da imprese europee e statunitensi. Ad oggi, 15 paesi europei sono già stati attaccati in almeno una di queste dispute. Un terzo dei ricorsi si è chiuso a favore delle multinazionali e un altro terzo circa è finito con un patteggiamento, in cui i governi hanno dovuto fare concessioni economiche o normative. Quindi nella media di due casi su tre i governi perdono qualcosa contro le multinazionali. È importante ricordare che più della metà degli investimenti esteri diretti nell’Unione europea provengono da imprese statunitensi.

Trends ISDS

Trends ISDS – fonte: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Trends_ISDS.png

 

Consultazione pubblica sull’ISDS in Europa

Di fronte ai timori sollevati da più parti al proposito, la scorsa estate la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica. Ma la domanda posta nel questionario on-line non era se i cittadini europei volessero i tribunali privati o no, bensì come dovessero essere cambiate le procedure dei tribunali stessi. Ciononostante in ben 150mila si sono presi la briga di scrivere a Bruxelles. La stragrande maggioranza, ben il 97%, ha affermato la sua netta contrarietà a questi nuovi meccanismi giudiziari che possono essere usati solo dagli investitori internazionali. I singoli cittadini e i governi, infatti, possono rivolgersi solo ai tribunali nazionali qualora vogliano citare in giudizio le imprese.ì

La Commissione europea ha reso pubblica la sua interpretazione dei risultati della consultazione. Snobbando l’opposizione popolare al provvedimento, ha affermato che intende promuovere un’agenda di riforma dell’ISDS per renderlo più efficace negli accordi sugli investimenti. Un ulteriore strappo democratico da parte dei burocrati di Bruxelles, che infiammerà ancora di più gli animi contro l’accordo TTIP.

Quindi l’ISDS porta i governi ad auto-esautorarsi del potere di attuare politiche industriali a vantaggio delle economie nazionali. Si pensi solamente ai recenti interventi governativi sull’Ilva, per esempio. Questi principi di supremazia del mercato sugli Stati ( e democrazie) presenti nel TTIP fanno parte già delle linee guida dei trattati dell’Unione Europea, ovvero che gli Stati non possono intervenire in economia e che sarà magicamente la mano invisibile dei mercati a risolvere tutto; infatti tutti vediamo le conseguenze devastanti di tale ideologia neoliberista.

Alcuni esempi di Cause da ISDS

  • L’azienda americana Lone Pine fa causa allo stato canadese per aver vietato il fracking di gas di scisto.
  • Nel febbraio 2014, diversi investori stranieri di Belgio, Francia e Germania hanno citato in giudizio al tribunale privato ospitato presso la Banca mondiale il governo italiano per la revisione al ribasso dei sussidi al fotovoltaico. E’ il primo caso che vede il governo italiano sul banco “privato” degli imputati. Emblematico che gli investitori abbiano scelto questa strada e non la giustizia ordinaria in Italia, e in un secondo momento in caso quella europea (vedi Corte europea di giustizia).
  • Ad esempio, nel 2013 il gruppo Al-Kharafi fece causa allo stato libico per avere illegalmente annullato il progetto di costruzione di un complesso turistico con un leasing di novanta anni, ed ottenne dalla Libia un risarcimento di 935 milioni di dollari per l’espropriazione del proprio investimento iniziale che era di soli 5 milioni.
  • Philip Morris Asia intentò una causa contro lo stato dell’Australia sostenendo che i requisiti imposti alle confezioni generiche costituivano un’espropriazione dei loro diritti di proprietà intellettuale.Ma non è tutto. Dato che all’epoca non c’era nessun accordo d’investimento tra gli Stati Uniti e l’Australia, gli investitori americani acquisirono il 100% delle quote di Philip Morris Asia tramite la propria società controllata a Hong Kong, per poter sfruttare la protezione legale nell’accordo d’investimento invece già esistente tra Australia e Hong Kong.L’acquisizione fu portata a termine dieci mesi dopo l’annuncio da parte del governo australiano di introdurre le confezioni generiche di sigarette.
  • La compagnia di energia svedese Vattenfall e la Germania. La Vattenfall fece causa allo stato tedesco per la decisione di uscire dal nucleare in seguito al disastro di Fukushima chiedendo ingenti somme di denaro.
  • La questione se ISDS impedirebbe i governi di essere in grado di rimettere nuovamente sotto il controllo pubblico l’assistenza sanitaria , a tale riguardo il La Faculty of Public Health del Regno Unito si opposto definitivamente al TTIP, sottolineando le potenziale minacce per la salute e l’assistenza sociale, tutela dell’ambiente, della salute e la legislazione sulla sicurezza.
  • Nel 2008 il governo Slovacco è stato condannato a pagare 25 milioni di euro a titolo di compensazione quando ha cercato di ri-nazionalizzare il regime di assicurazione sanitaria del Paese.

Bibliografia:

http://www.eunews.it/2014/12/03/ttip-e-isds-breve-storia-del-tribunale-privato-delle-multinazionali/26436
http://www.rinnovabili.it/ambiente/isds-multinazionali-contro-ambiente-333/
http://www.recommon.org/quando-gli-investori-sono-piu-uguali-di-noi/

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