L’Enigma della Moneta

martedì, maggio 27, 2014

Come ben sapete non sono né un economista né un esperto in diritto. Però come attivista Politico umanista, sento la necessità di umanizzare ogni settore umano, oltre la sfera politica. In questo periodo storico la società si basa sul “Dio Denaro” in nome del quale  vengono sacrificate milioni di  vite umane.  Noi umanisti (ma per fortuna non solo noi!) sentiamo la necessità di comprendere profondamente il tema della Moneta, per riuscire a liberare l’essere umano dalla schiavitù per cui esso viene utilizzato il denaro.

Per gli umanisti come noi (siamo cresciuti nel Movimento Umanista)  il tema del mito “Dio Denaro” lo abbiamo sempre studiato, a varie profondità e  vari livelli. Di seguito faccio delle citazioni del libro “Lettere ai Miei Amici”(Silo 1991-93) in cui compare il mito del Denaro, per poi fare qualche altra citazione sul tema del Denaro contenuta nel libro “Oltre il Capitalismo, Economia Mista”(Guillermo Sullings, 2001) di prossima uscita anche in Italia.

Oltre a questi testi, che hanno come autori sia il fondatore del Movimento Umanista che uno dei fondatori del Partito Umanista argentino, sul tema del denaro mi sono letto in questi mesi “l’Enigma della Moneta” di Massimo Amato; per me è stato un testo molto impegnativo, per cui ho sicuramente recepito una piccola parte di quello che l’autore ha scritto. Tenete anche  presente che Lettere ai Miei Amici me lo sarò letto e studiato in questi vent’anni almeno dieci volte e non ho ancora compreso tutto… per cui portate pazienza!

lettere ai miei amici

lettere ai miei amici

Vediamo le citazioni dal capitolo “Il Grande Capitale” nella “Sesta Lettera ai miei Amici” nel libro “Lettere ai Miei Amici” di Silo (1993):

Il Denaro è tutto

Ecco la grande verità universale: il denaro è tutto. Il denaro è governo, è legge, è potere. E’, nel fondo, sopravvivenza. Ma è anche l’Arte,  la Filosofia, la Religione. Niente si fa senza denaro; niente si può senza denaro. Non ci sono rapporti personali senza denaro. Non c’è intimità senza denaro, e perfino una serena solitudine dipende dal denaro.
Ma il rapporto con questa “verità universale” è contraddittorio. La grande maggioranza della gente non vuole questo stato di cose. Ci troviamo allora di fronte alla tirannia del denaro. Una tirannia che non è astratta perché ha un nome, rappresentanti, esecutori e modi di procedere ben definiti.

Il potere delle contrazioni di capitali

Oggi non abbiamo a che fare né con economie feudali né con industrie nazionali e neppure con gli interessi di gruppi regionali. Oggi, queste strutture sopravvissute al passo della Storia devono piegarsi ai dettami del capitale finanziario internazionale per assicurarsi la propria quota di profitto. Un capitale speculativo il cui processo di concentrazione su scala mondiale si fa sempre più spinto. In una situazione come questa persino lo Stato nazionale, per sopravvivere, ha bisogno di crediti e prestiti. Tutti mendicano gli investimenti e, per averli, forniscono alla banca la garanzia che sarà essa ad avere l’ultima parola sulle decisioni fondamentali. Sta arrivando il momento in cui anche le aziende, proprio come le città e le campagne, diverranno proprietà indiscussa della banca. Sta arrivando il momento dello Stato Parallelo, un tempo, questo, in cui il vecchio ordine dovrà essere azzerato.

La disintegrazione del tessuto sociale

Di pari passo svaniscono le vecchie forme di solidarietà. In ultima analisi siamo di fronte alla disintegrazione del tessuto sociale e all’apparire sulla scena di milioni di esseri umani indifferenti gli uni agli altri e senza legami tra loro, nonostante la miseria che li accomuna. Il grande capitale non solo domina l’oggettività grazie al controllo dei mezzi di produzione ma domina anche la soggettività grazie al controllo dei mezzi di comunicazione e di informazione. In queste condizioni esso può disporre a piacere delle risorse materiali e sociali, riducendo la natura ad uno stato di deterioramento irreversibile e tenendo sempre meno conto dell’essere umano. Il grande capitale possiede i mezzi tecnologici per fare tutto questo. E proprio come ha svuotato le aziende e gli Stati, è riuscito a  svuotare di significato anche la Scienza, trasformandola in tecnologia che genera miseria, distruzione e disoccupazione.

La speculazione del grande capitale causa i problemi di salute, educazione, etc..

Gli umanisti non hanno bisogno di grandi discorsi per mettere in evidenza il fatto che oggi esistono le possibilità tecnologiche per risolvere, a breve termine e per vaste zone del mondo, i problemi della piena occupazione, dell’alimentazione,  della salute, della casa, dell’istruzione. Se queste possibilità non si tramutano in realtà è semplicemente perché  la speculazione mostruosa del grande capitale lo impedisce.

Il grande capitale ha generato il caos che cerca invano di disciplinare

Il grande capitale ha ormai superato lo stadio dell’economia di mercato e cerca di disciplinare la società per far fronte al caos che esso stesso ha generato. A contrastare questa situazione di irrazionalità non si levano – come imporrebbe una visione  dialettica – le voci della ragione; sorgono, invece, i più oscuri razzismi, integralismi e fanatismi. E se il neo-irrazionalismo prenderà il sopravvento in intere regioni e collettività, il margine d’azione delle forze progressiste finirà per ridursi sempre di più. D’altra parte, però, milioni di lavoratori hanno ormai preso coscienza sia dell’assurdità del centralismo statale che della falsità della democrazia capitalista. E’ per questo che gli operai si ribellano contro i vertici corrotti dei sindacati e che interi popoli mettono in discussione i loro partiti ed i loro governi. Ma è necessario dare orientamento a fenomeni come questi che tendono ad esaurirsi in uno sterile spontaneismo. E’ necessario discutere in seno al popolo il tema fondamentale dei fattori della produzione.

Cambiare i fattori della produzione

Per gli umanisti i fattori della produzione sono il lavoro ed il capitale, mentre inessenziali e superflue sono la speculazione e l’usura. Nell’attuale situazione gli umanisti lottano per trasformare radicalmente l’assurdo rapporto che si è instaurato tra questi due fattori. Fino ad oggi è stata imposta questa regola: il profitto al capitale ed il salario al lavoratore. Ed una tale ripartizione è stata giustificata con l’argomento del “rischio” che l’investimento comporta. Come se il lavoratore non mettesse a rischio il suo presente ed il suo futuro nei flussi e riflussi della disoccupazione e della crisi. Ma c’è un altro elemento in gioco, ed è il potere di decisione e di gestione dell’azienda. Il profitto non destinato ad essere reinvestito nell’azienda, non diretto alla sua espansione o diversificazione, prende la via della speculazione finanziaria. E la stessa via della speculazione finanziaria la prende il profitto che non crea nuovi posti di lavoro. Di conseguenza, la lotta dei lavoratori deve obbligare il capitale a raggiungere la sua massima resa produttiva. Ma questo non potrà diventare realtà senza una compartecipazione nella gestione e nella direzione dell’azienda. Altrimenti, come si potranno evitare i licenziamenti in massa, la chiusura e lo svuotamento delle aziende? Il vero problema sta infatti nell’insufficienza degli investimenti, nel fallimento fraudolento delle aziende, nella catena dell’indebitamento, nella fuga dei capitali, e non nei profitti che potrebbero derivare dall’aumento della produttività. Se poi qualcuno insistesse ancora, sulla base di insegnamenti ottocenteschi, sull’idea della confisca dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori, quel qualcuno dovrebbe tenere presente il recente fallimento del Socialismo reale.

Immoralità della concentrazione del capitale

A chi poi obietta che regolamentare il capitale così com’è regolamentato il lavoro comporta la fuga del capitale stesso verso luoghi ed aree più redditizie, si deve spiegare che una tal cosa non potrà succedere ancora per molto, giacché l’irrazionalità dell’attuale modello economico tende a produrre una saturazione ed a innescare una crisi mondiale. Quest’obiezione, poi, non solo fa esplicito riconoscimento di una radicale immoralità ma ignora il processo storico dello spostamento del capitale verso la banca, il quale ha come conseguenza il fatto che lo stesso imprenditore finisce per diventare un impiegato senza capacità decisionale, l’anello di una catena  all’interno della quale  la sua autonomia è solo apparente. In ogni caso saranno gli stessi imprenditori che, con l’acuirsi del processo recessivo, finiranno per prendere in considerazione questi argomenti.
Gli umanisti sentono la necessità di agire non solo nel campo del lavoro ma anche in quello politico per impedire che lo Stato sia uno strumento del capitale finanziario mondiale, per stabilire un equo rapporto tra i fattori della produzione e per restituire alla società l’autonomia che le è stata sottratta.

Oltre il Capitalismo Economia Mista

Oltre il Capitalismo Economia Mista

Come vedete è un tema che già affrontavamo nel 1993, ma certamente è utile approfondire la natura della Moneta, per questo vediamo alcune citazioni di Guillermo Sullings a riguardo in “Oltre il Capitalismo, Economia Mista”( traduzione ancora non ufficiale, dato che il libro in italiano uscirà a fine Giugno)

 Il denaro, strumento indiscutibile come unità di misura e di scambio per un’economia in cui deve necessariamente funzionare la divisione del lavoro (a meno di non voler tornare a una rudimentale economia di baratto tra fattorie autosufficienti), sicuramente continuerà a compiere la sua funzione di unità di misura, al di là della sua natura materiale o elettronica, al di là del fatto che a supportarlo sia un deposito, un lingotto d’oro o la certezza di un consumo futuro.
Che il denaro debba sempre essere una riserva di valore, più preziosa dei beni tangibili, è però da dimostrare. Che il denaro debba essere una sorta di totem da adorare, è demenziale. Che il denaro sia uno strumento di pagamento, è qualcosa che si relativizzerà con l’avanzamento tecnologico. E che il denaro sia un prodotto in più che si affitta per un interesse, è un concetto teorico basato su una pratica, ma non su un fondamento più ragionevole di quello del diritto di sfruttare in nome della libertà.
Il denaro, a volte, non è stato altro che una promessa di consegna di mercanzie esistenti in qualche luogo lontano; a volte è stato una pietra, altre volte un metallo, o carta, e persino foglia di tabacco; a volte, come moneta cartacea, è stato moltiplicato nelle tipografie per finanziare le guerre tramite tasse da inflazione. A volte il denaro ha avuto effetti quasi magici nel mettere in moto capacità produttive generatrici di ricchezza, trasformandosi così in promessa
di consegna di mercanzie che ancora non esistevano. Il denaro è servito alle banche per essere moltiplicato, prestandolo più volte contemporaneamente.
Quel denaro, dopo un lungo cammino, ha finito per dominare la vita degli uomini; continua tuttavia a essere un oggetto inanimato, che a volte non è neanche un oggetto, ma ha la caratteristica di conferire un immenso potere a chi lo possiede, per lo meno a chi ne ha in quantità sufficiente o, perlomeno, fintanto che gli altri credono che quel qualcuno ce l’abbia. Ha anche la caratteristica di dividere la società, di dividere gli amici e di dividere le famiglie.
Ma che cosa sarebbe il denaro se non esistessero gli oggetti che si possono ottenere con esso? Che cosa sarebbe il denaro se non esistesse il desiderio di consumare o di commerciare? Che cosa sarebbe il denaro se non esistessero l’ambizione smisurata, la bramosia di lucro e l’avidità di potere?

Il denaro come bene pubblico

Forse il parallelo fatto tra la corrente elettrica e la circolazione di denaro corrisponde abbastanza alla vera sostanza della cosa, che è precisamente la non-sostanza: esiste solo se si muove. A nessuno sfugge che tutta la ricchezza del mondo in denaro e metalli preziosi non serve a nulla, nascosta in una cassa; dal punto di vista economico ciò che conta sono gli oggetti e i servizi.

Il denaro non esiste

Molte istituzioni, che a volte neppure funzionano, riescono a far sì la società continui la sua routine organizzata, grazie al fatto che la gente crede che quelle istituzioni funzionano ancora. Il denaro è una di esse:se tutti sono certi del fatto che il loro denaro domani avrà lo stesso valore, di fatto sarà così; se alcuni ne dubitano e iniziano a liberarsi delle banconote, ci saranno corse precipitose agli sportelli e crollerà tutto.
Se, facendo un’astrazione, il denaro divenisse sempre più immateriale e invisibile, potremmo forse arrivare ad accorgerci che il denaro in realtà non esiste. Ciò che esiste è la fiducia nel fatto che ogni persona, grazie al proprio lavoro, può guadagnare il diritto ad acquisire il frutto del lavoro di altri, in uno scambio equo e ragionevole.

Il denaro è fiducia, chi deve gestirla?

La responsabilità di assicurare tale fiducia pubblica non può restare nelle mani dei banchieri, né dei finanzieri, né degli speculatori privati; assicurare la fiducia che dinamizza l’apparato produttivo è responsabilità della società organizzata, della democrazia reale, dello Stato coordinatore.
Se un’azienda privata monopolizzasse la fornitura di acqua o di energia elettrica, o gestisse la rete stradale, e speculasse per ricattare la popolazione e chiedere prezzi sempre più alti per i suoi servizi, e lasciasse morire di sete, o senza luce e senza poter circolare chi non può pagare, tutto questo sarebbe inconcepibile.
Perché allora dovremmo accettare che qualcuno gestisca la liquidità necessaria all’apparato produttivo per il proprio sviluppo, se questo implica  il lavoro e il sostentamento per tutto il popolo?

In diversi piccoli incontri di presentazione del libro di Economia Mista e in quelli relativi al tema dell’Euro come trappola  mi sono occupato del tema della moneta così come viene affrontata nel libro di Economia Mista, per questo ho sempre la necessità di approfondire il tema e quindi qualche mese fà mi sono comprato il libro “l’Enigma della Moneta” di Massimo  Amato.

libro Eniga della Moneta

libro l’Eniga della Moneta, di Massimo Amato

“l’Enigma della Moneta” di Massimo  Amato

Mi aspettavo un libro quasi tecnico, invece è un libro di studio dell’essenza della moneta, cercando di ripercorrere le scuole di pensiero che hanno cercato di istituirla e di disistituirla, nel libro ci sono riferimenti e citazioni a moltissime scuole di pensiero , citazioni a testi di Aristotele, della Scolastica, San Tommaso d’Aquino,M.Heidegger, K.Marx, P.Legendre, J.M.Keynes, D.Ricardo, J.Bentham, e molti altri.

Mi deve perdonare l’autore del libro per la  limitatezza della mia comprensione in materia e quindi dei miei commenti relativi al libro, del resto questo blog narra il percorso di studio e riflessione ed azione che stiamo facendo, con tutti i limiti del caso.

Il libro mi ha fatto riflettere sul tema dell’uso proprio od improprio della moneta.

Sin da Aristotele l’uso proprio della moneta è stato il non essere merce e quindi non dovere ottenere profitto da essa, di conseguenza gli interessi sono un uso improprio della moneta.

Nel libro viene evidenziato come con le varie scuole di pensiero che si sono succedute via via si è persa la domanda “qual’è l’uso proprio della moneta?” Con l’Economia Politica si è perso totalmente l’interrogativo sull’uso proprio della moneta e si è sostituito il mito dell’uso efficiente. Ovviamente ci sarebbe da porsi la domanda “efficiente per chi? per cosa?”.

Nel libro mi ha colpito come l’uso proprio della moneta in effetti è quello di farla sparire, di cederla, essa non è la ricchezza, essa è mancanza, è cedendola che si può accedere alla ricchezza, quella reale degli oggetti, del mondo. La moneta non essendo più usata in maniera propria è stata accumulata, è divenuta merce , ed è divenuta fonte di per se stessa di guadagno.

Viene sottolineato nel libro come la Moneta sia un’istituzione e quindi legata a delle leggi che delle Comunità si sono date, la moneta è legata al diritto. L’Economia Politica ha dato impulso all’disistituzione della moneta. Mi sembra molte interessante come il libro affronta il tema della nullità della moneta ovvero il rapporto della moneta con il nulla, nullità che irrompe anche quando è usata da tempo impropriamente, ovvero come viene usata oggi nel pieno della sua disistituzione.

Keynes si pone il tema dell’uso proprio della moneta, infatti nell’ideazione del Bancor ipotizza un tasso di interesse anche per il creditore , per incentivare la moneta a sparire di mano in mano e quindi circolare, ovvero a rispondere alla sua profonda natura.

Nel libro si tratta l’universalità  e località della moneta, le cinque limitazioni del concetto di sostituibilità, uso proprio e insostituibilità e generatività ( distinzione tra moneta e capitale e perdita del limite) , la moneta la comunità ed il nulla, moneta e normatività ,diritto e normatività dalla cibernetica ad Aristotele.

L’uso improprio della moneta ha portato alla mancanza del limite ed ha di fatto aperto le porte alle bolle finanziarie, alla speculazione ed ha prodotto la regressione nel benessere per tutta l’umanità, perché ha permesso ad alcuni di concentrare il potere e di frenare il progresso per gli altri.

L’umanesimo denuncia la speculazione del grande capitale come la causa dell’attuale situazione di indigenza e violenza economica che vive la maggior parte della popolazione mondiale, per cui questo libro è un ottimo strumento di riflessione ed approfondimento utile per chi vuole umanizzare l’economia e la moneta perché siano usate per il benessere di tutti.

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