Europeisti senza euro – Intervista al prof. Alberto Montero Soler

lunedì, dicembre 2, 2013

Di seguito l’intervista all’economista spagnolo Alberto Montero Soler, realizzata a Pescara da Tommaso Dradi di Microonda.net , in occasione del convegno Euro, mercati, democrazia 2013 – Come uscire dall’euro

Alberto Montero Soler

Si può essere europeisti e al contempo critici verso l’euro?

Credo che sia evidente che uno dei due valori che hanno identificato la costruzione europea
soprattutto dall’inizio
fino a diventare mercato comune
era l’idea che l’Europa si basa su valori che sono in relazione col Welfare
di fronte al modello di capitalismo neoliberista, anglosassone di USA e Gran Bretagna
l’euro e la zona europea continentale si articolavano su questo elemento di differenza
che sono i sistemi di Welfare, diversi a seconda dei Paesi
ma tutti mettono una rete di sicurezza, attorno al mercato, che protegge i cittadini
dalle inclemenze dell’economia;
e l’euro sta proprio distruggendo questo
la conseguenza, dopo undici anni di entrata in vigore dell’euro , è che
le misure per salvare l’euro attaccano direttamente il benessere dei cittadini
e quindi attaccano un valore fondamentale
sul quale poggiava la costruzione europea in un primo momento.

Mi sembra logico che dovremmo opporci
a qualcosa che vada contro al bene di tutti
io sono europeista perchè difendo un’Europa dei popoli
dove regnino il benessere e le relazioni pacifiche
e la risoluzione pacifica delle controversie
e mi oppongo a tutto ciò che pregiudica questa situazione.

Cosa vuol dire che l’eurozona è diventata un gioco a somma negativa?

E’ un’espressione che viene dalla teoria dei giochi, dall’economia, dalla matematica
e vuol dire che…
un gioco a somma negativa è un gioco dove
i partecipanti si rendono conto che ottengono un risultato peggiore
stando nel gioco che se avessero rinunciato a giocare.
Portando l’espressione dalla matematica all’economia
e all’analisi dell’eurozona, troviamo che
i Paesi del centro si ritrovano a soccorrere i Paesi periferici
cedendo parte delle loro tasse prese dai cittadini
per salvare le banche e gli Stati
dei Paesi periferici sottoposti a salvataggio
perciò loro considerano che questo è ingiusto
mentre i paesi periferici, in cambio dei salvataggi
vedono peggiorare il tenore di vita e i salari
un deterioramento generale
perciò anch’essi valutano che starebbero meglio se non fossero entrati nell’eurozona
e questo lo vediamo semplicemente dal livello delle tasse
la percezione che i cittadini hanno verso l’euro è che
con l’avanzare della crisi, una parte crescente della popolazione
non difende più l’euro e cresce anche chi
si posiziona contro l’euro.
Questo vuol dire che intuitivamente
i cittadini vedono nell’euro qualcosa che non va bene per loro
oggi la percentuale a livello UE, dice l’Eurobarometro,
è del 51% per chi ritiene ancora
che l’euro vada bene, ma è un dato in calo
è calato di oltre 10 punti dall’inizio della crisi
e comunque il 42%  degli europei vede negativamente l’euro
e questo dato cresce con l’avanzare della crisi,
Se continua così, tra poco saremo in un’ eurozona dove
secondo le inchieste, perlomeno,
dove vi sono più cittadini contro all’euro che a favore
e io non credo che siano contro all’Europa;
perchè l’Europa ha costruito cose positive in questi anni
ma le persone sono contro uno strumento che sta distruggendo
ciò che c’è di positivo nella costruzione europea.

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