La «Geopolitica» della Schiavitù

venerdì, luglio 12, 2013

Il gatto e la volpe guerra geopolitica, schiavitù economica

 

Di Christos Yannaras.

Che cosa intendiamo oggi con la parola “Geopolitica”? Il contenuto semantico della parola era sempre definito dalla sua origine ambivalente: significa l’interesse, il significato – l’importanza di un paese o di una regione nella politica internazionale e negli scontri di potere tra le nazioni.

Le lotte di potere, quindi l’importanza geopolitica di un paese o di una regione, di solito la capiamo tramite gli attriti di una possibile guerra. I Dardanelli, per esempio, è chiaro che si prestano a un controllo facile ed efficace di accesso via terra delle navi provenienti dal Mediterraneo/Mar Nero. O che Cipro è un enorme portaerei (base aerea naturale/base per operazioni militari/base per i rifornimenti) che può controllare l’intero Medio Oriente. Qualcosa di simile vale per Creta e per l’isola di Lemno nel Mar Egeo, ecc.

Oggi il termine “geopolitica” è usato piuttosto impropriamente o metaforicamente. Perché la conquista di un paese non conviene più che venga fatta militarmente; è meno costoso (probabilmente pari a zero) farla finanziariamente. Non richiede né truppe per l’invasione e l’occupazione, né governi collaborazionisti odiati dalle popolazioni indigene.

I popoli oggi si arrendono volontariamente alla dipendenza economica e pertanto alla sottomissione politica; basta che garantiscono la massima discrezione del consumatore. Nel contesto del nostro «esempio» culturale (che nasce con la filosofia dell’Illuminismo) la libertà è intesa come disponibilitá/possibilità illimitata di scelte individuali – è un «diritto» dell’individuo. Il diritto è inquadrato con uno schema giuridico specifico, e diventa “obbligatorio in tutte le cose”. Obiettivo standard e immaginario della libertà, come un diritto individuale di opzioni illimitate, è il funzionamento senza ostacoli del libero mercato.

La logica di «indorare la pillola» tramite sottomissione economica di un paese si basa su questa versione della libertà; come se si trattasse di una possibilità di fare scelte consumistiche. Anche la scelta del voto per un partito, l’ideologia che preferisco, la pratica civile che supporto riflette ed esprime la logica di marketing, piuttosto che l’idea di condividere la responsabilità nelle relazioni sociali, non la partecipazione come qualità della vita e come gioia di vivere. Se un fattore internazionale o qualche sistema assicura la massimizzazione delle opzioni di scelta dei consumatori (o la promette), riteniamo ragionevole ed evidente di conferirgli la gestione della nostra vita, anche se i nostri diritti civili sono degradati a contratti senza contenuto.

Qualora uno stato o un gruppo di stati ottiene il controllo finanziario di un altro paese (di solito attraverso la dipendenza di un prestito a condizioni di indebitamento) è evidente e quasi “normale” che la popolazione del paese controllato voti governi che facilitano i custodi-dominatori economici del paese, ubbidendo nel compimento delle istruzioni e degli ordini. Altrimenti, l’economia controllata corre il pericolo di cadere nel crollo, e la gente il pericolo di vivere la fame e l’uccidersi a vicenda. Così, ovviamente, con “procedure formalmente democratiche” i custodi- dominatori dettano ordini ad un governo di partiti democraticamente eletti dal popolo che possono ancora definirsi come “Socialisti” o della “Sinistra Democratica”. Ovviamente, i custodi nominano il ministro delle finanze del paese controllato, decidono il campo di applicazione dei limiti dello stato sociale, la distribuzione della ricchezza, manipolano indirettamente i Media (la trasmissione dell’informazione) e, naturalmente, la progettazione “nazionale” dell’educazione e della difesa.

Abbiamo detto che la logica di indorare la pillola, per la schiavitù economica (e politica), è la pura logica del marketing: la logica della pubblicità che stimola e mette in evidenza, come la priorità più alta della vita, la massimizzazione del potere dei consumatori. Nello stesso modo in cui le masse sono facilmente persuase a preferire un dentifricio contente “doppio fluoruro,” senza capire che cosa significhi questo, allo stesso tempo è talmente facile convincere le stesse masse (mondate dalla libertà di pensare e di valutare per il bene di una “libertà” di scelte individuali) che il loro paese diventa una “snodo vitale dell’energia” (!) perché un gasdotto attraverserà una piccola parte del suo territorio; di conseguenza ci sarà, in un qualche modo, un po’ di ritorno economico (vago ed impreciso come il “doppio fluoruro”) derivante dal condotto.

E’ piuttosto evidente che la parola “geopolitica” ha perso il suo significato. La schiavizzazione dei popoli, che una volta presupponeva guerre ed armamenti, oggi si ottiene attraverso Agenzie private di Rating (Credit Rating Agencies) per la valutazione della “capacità” di indebitamento degli Stati e attraverso istituti creditori che concedono fatali, premeditate, dosi di prestiti. L’indebitamento conduce matematicamente il paese in totale sottomissione agli istituti di credito – sottomissione volontaria con la firma della consegna (vedi il “memorandum”) e con celebrazioni, con l’allucinogeno “ottimismo” che il consumismo continuerà di essere l’ unico “senso” della vita: la gioia di vivere.

La possibilità di resistenza alla nuova forma di sottomissione e schiavitù è una sola: la cultura come strumento per capire. La strategia degli istituti di credito e’, in primo luogo, quella di smantellare questa possibilità di resistenza: di screditare la scuola, di “sindacalizzare” alla stupidità il docente, di rendere la lingua inutilizzabile (cioè il pensiero critico), di portare confusione nella coscienza storica, di organizzare lo stordimento sistematico delle masse attraverso il fascino irresistibile della TV spazzatura.

Siamo entrati in un periodo storico che potremmo indicativamente caratterizzare come il nuovo Medioevo: pauroso, cupe, nonostante questo nessun parallelismo può’ dimostrare realmente la disumanità dell’incubo attuale. Unico e speciale oggi è il carattere voluttuoso della schiavitù volontaria al consumo, l’assenza assoluta di un “senso” della vita alternativo, di un altro “modo” di organizzare la vita. La riduzione violenta delle possibilità di consumo provoca sintomi di astinenza, che a sua volta aggrava il rapido stordimento della massa critica dei cittadini-elettori, trasformando le loro decisioni a scelte di rabbia, di vendetta contro il “sistema”. L’atteggiamento collaborazionista che deterministicamente accompagna la gestione del potere impedisce l’ingresso delle forze sociali sane nella politica; l’arena politica, a livello internazionale, l’invadono mediocrità complessate oppure persone mentalmente malate: lussuriosi del potere, truffatori, esibizionisti.

Come nel mondo barbarico di un individualismo primitivo (soprattutto religioso: salvezza individuale) del Medioevo, dopo la caduta del impero romano, così oggi, l’umanità dell’essere umano viene salvata da gruppi poco visibili di persone che credono nelle relazioni, nell’altruismo, nell’amore sacrificale che arriva a liberare l’ego. Nuclei di persone che hanno il talento dell’Arte in cui tutti possono partecipare e di un linguaggio veritiero che crei comunione.

La virtù, non la può vincere nessun totalitarismo. Neppure il più volgare: il consumismo. (Traduzione: Olga Liakaki)

[Christos Yannaras è un importante filosofo greco e autore di oltre 50 libri, tradotti in molte lingue. È professore emerito di Filosofia presso l’Università “Panteion” di Scienze Sociali e Politiche, Atene.]

Fonte: Kathimerini (ΚΑΘΗΜΕΡΙΝΗ)
Link:http://news.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_columns_2_07/07/2013_525951

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