dall’economicismo all’economia mista

mercoledì, novembre 9, 2011

Mentre un governo sfuma, diversi sono coloro che sembrano credere che il potere risieda nelle mani dei politici, come se i politici di destra o di sinistra, abbiamo posizioni radicalmente differenti in materia economica. E’ come se fossimo dei tifosi di una squadra , ci identifichiamo nel colore differente della maglietta , nella storia di aver tifato per quella squadra…

Tutti comunque siamo d’accordo su giocare lo stesso gioco, nel caso specifico il calcio… Noi persone comuni, come i politici e gli economisti, crediamo tutti nelle stesse “verità economiche”. Sin da piccolini siamo cresciuti credendo che erano verità, per cui è difficile immaginarsi altre possibilità;  lo stesso succede a chi non ha mai avuto la vista e cerca di immaginarsi come possa essere un colore…

In questo post cercheremo di fare uno sforzo per riuscire ad immaginarci un’economia che non sia quella “vera” a cui crediamo religiosamente, che santifichiamo  onoriamo credendo ai paradigmi economici attuali…

Ma perché abbiamo necessità di vedere i colori di una nuova economia? Forse perché l’economia o l’economicismo attuale non hanno via di uscita?

Forse perché l’economicismo attuale (ribattezzato dalla nascita con il termine economia e diventato il pensiero unico e stile di vita) ha distrutto intere generazioni, prodotto armi, dissociato le coscienze, inquinato le risorse, tolto ogni spiraglio di futuro,  prodotto un sistema inumano , assurdo e inefficiente verso l’umanità?

Quindi forse abbiamo la necessità di trovare nuove strade, ma per farlo dobbiamo mettere in discussione lo stabilito dentro e fuori di noi, grande generatore di sofferenza; vediamo insieme i paradigmi di questo economia.

 

L’economicismo , in sintesi, è ridurre tutta l’attività umana ad un modello economico, l’economicismo afferma che l’essere umano per natura è egoista e tende a prevaricare, è individualista, tende a competere e in questa corsa, per cercare di vincere essere il più forte. Anche i deboli perdenti partecipano alla sfida, cercando di arrivare anch’essi per primi… Questa concezione che è stata propagandata ed instillata come la verità, era quello che credevano i promotori dell’economicismo e non la “natura umana” come ci è stato fatto credere sino ai giorni nostri. Sia il liberismo , il neo-liberismo ed il comunismo di Marx partono del paradigma che tutta la vita umana è spiegabile come attività economica , di commercio, dei mezzi di produzione…

La teoria del travaso

La teoria del travaso, per la quale se alcuni si arricchiscono cominciano a spendere il loro denaro e la loro spesa sarà come una cascata di investimenti e risorse che raggiungerà i più poveri, questa teoria convertita in paradigma dai liberali e rilanciata dai neoliberisti (critici del welfare-state keynesiano), non sembra così credibile per le maggioranze impoverite che vedono come ogni giorno i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.

Il trasfondo di un’ altro mondo non è possibile

Sono molti che, per effetto della rassegnazione, credono che l’effetto travaso non si sia prodotto perché i loro governi sono corrotti o poco seri per gli investitori e questa credenza è abbastanza presente negli italiani…

In altre parole, il paradigma del travaso ha subito una mutazione verso una concezione di premi e castighi, in cui una entità chiamata “Mercato”, è una sorte di nuovo Dio che premia o castiga, a seconda del comportamento più o meno ossequiente dei popoli con il potere economico.

Oggi non si crede più tanto nella mano amichevole ed invisibile di Adam Smith che regolava ed equilibrava tutto, però si crede nel potere assoluto di questo artiglio (materializzato da FMI, BM, OMC) e nella non esistenza di alternative, e questo è il paradigma installato dal neoliberismo.

Il paradigma del “costo del denaro”, l’interesse per i prestiti.

Il denaro emerse come un semplice mezzo di scambio per dinamizzare un’economia di permuta, e quindi rappresentava solo il valore dei beni, non aveva valore in se stesso né tanto meno poteva generare da solo un nuovo valore. Alcuni che divennero prestatori iniziarono a chiedere una remunerazione per il solo fatto di prestare denaro e fecero diventare “legge” questa anomalia, che imposero o proposero solo alcuni verso i molti; lli interessi sui prestiti divenne poi una “verità dottrinaria”, tanto che oggi pur avendo una situazione insostenibile per gli Stati e le persone grazie all’usura, non viene messa in discussione questo paradigma.

Il paradigma della proprietà privata.

Sentendo la parola proprietà ognuno di noi pensa alla sua proprietà, alla propria casa, alle proprie cose, e gli viene in mente che il comunismo volle abolire tale concezione. Invece il sistema economico attuale la proprietà privata la pensa come quella che possono conservare ed espandere i detentori di tale potere. La proprietà privata è di fatto quella che pochi potenti sottraggono alle popolazioni grazie all’invenzione del debito, e che concentrano nelle proprie mani. La banche espropriano le proprietà quando i debitori non riescono a saldare i debiti, divenendo proprietarie anche dei patrimoni degli Stati quando essi non riescono a pagare gli interessi.

Il paradigma dell’ “efficienza delle impresa privata” viene applicato per aree riservate allo Stato (servizi pubblici, salute, educazione, ecc.), aumentando con esso, ancora di più, la mancanza di protezione di quelli che non furono beneficiati ne dal promesso effetto pioggia né dalla regolazione della mano invisibile.

Gli arrivisti si sono appollaiati sul potere, riempiendo le divisioni pubbliche con amici come loro, altri arrivisti, compiacenti e inutili che cercano solo il loro interesse personale, rendendo l’amministrazione pubblica inefficiente.
Quindi, gli imprenditori che hanno tratto vantaggio con le prebende dei loro amici politici, che hanno aggiudicato loro succosi contratti e appalti, sono i primi a dire che lo stato è inefficiente, per cercare di ottenere la privatizzazione di qualche società pubblica che con la clientela consentirà loro di abusare delle tariffe, scambiando l’inefficienza statale con l’inefficienza del monopolio privato. Di conseguenza la proprietà privata di pochi aumenta, e contemporaneamente nella popolazione si crea un grande ammasso di emarginati. Vogliono a poco a poco portarci verso l’accettazione di un vecchio e temibile paradigma: la sopravvivenza del più forte; nel mondo c’è troppa gente e la marginalizzazione è un processo naturale di auto-selezione.

Gli umanisti partono da un paradigma totalmente opposto: gli umanisti affermano che ogni essere umano, per il semplice fatto di essere nato, deve avere uguali diritti ed opportunità.

Uguali diritti ed opportunità, un paradigma a partire dal quale dovrà derivare tutto il resto dei paradigmi di una nuova economia.

Una nuova economia in cui lo Stato abbia un ruolo da protagonista nel

  • garantire un’equa distribuzione della ricchezza, salute ed educazione gratuite e accessibili a tutti,

  • la tecnologia posta al servizio dell’insieme della società e non di pochi che si arricchiscono,

  • l’accesso al credito senza interessi,

  • la proprietà partecipativa dei lavoratori nelle imprese e il reinvestimento produttivo dei profitti.

Dalla formazione di piccoli individualisti alla nuova sensibilità

Alcuni assi ideologici del capitalismo si basarono sulla premessa che l’essere umano sia egoista ed individualista per natura, e che un’organizzazione economica appoggiata sulla competizione e la disuguaglianza libererebbe la forza della natura umana per alimentare il motore produttivo e creativo e questo genererebbe sviluppo sufficiente per far fluire il denaro dal più ricco e raggiungere il più povero.

Sono sempre di più le persone che sperimentano contraddizione quando le si pone in condizioni di dover svolgere ruoli di sfruttamento, competizione e costrizione, perché queste sono le regole del gioco che assicurano il successo della propria impresa.

Ovviamente ci sono ancora alcuni dal comportamento primitivo a cui piacciono queste condotte, e ovviamente essendo funzionali al potere economico, finiscono per occupare posizioni rilevanti, tanto nelle imprese come nelle istituzioni pubbliche funzionali al sistema.

Però è sempre maggiore il numero di persone che sta cercando di star fuori da questa meccanica alienante, a volte adattandosi per necessità, e a volte emarginandosi dal sistema. E se potessimo stare all’interno di alcune persone, ci sorprenderebbe vedere quanti esseri umani in apparenza conformi allo stile di vita dominato dai valori del capitalismo sentirebbero un grande sollievo se potessero canalizzare le proprie attività economiche da un’altra posizione e con altri valori.

Subordinazione dell’economia a un progetto umano integrale.

Anche se nel capitalismo non si è esplicitato come paradigma l’ubicazione dell’economia come centro di gravità della vita delle persone, la dinamica propria del capitalismo ha portato a ciò. Il denaro si è trasformato in un nuovo Dio che regola la vita delle persone; l’ansia di accumularlo o la paura di non averlo sono divenuti il senso della vita.

Il consumismo si è trasformato in uno stile di vita a cui si aspira e che stabilisce i codici di relazione e la scala dei valori sociali. Coloro che detengono il potere economico si sono appropriati del potere politico e dei mezzi di diffusione e da lì controllano la società. Tutto è misurato in termini economici, in una logica irrazionale del fattibile e del non fattibile che finisce per emarginare la maggioranza dell’umanità.

Certo che immaginarsi la vita in un altro modo, dopo che culturalmente si è trasmessa la supremazia dell’economico nel corso di generazioni, potrà essere difficile come immaginarsi i colori per qualcuno che non li ha mai visti.

Perché una società possa organizzarsi intorno ad altri valori centrali al posto del denaro, relegando l’economia a una mera funzione pratica di produrre e amministrare risorse, è necessario non solo un nuovo sistema economico, ma anche un cambio nelle teste, un nuovo sguardo, un rinnovato contatto con le necessità esistenziali.

Quando ci riferiamo ad un’economia mista, non stiamo parlando di isole pubbliche in un mare privato, né di isole private in un mare pubblico, ma piuttosto ci stiamo riferendo a un vero sistema economico in cui l’interazione tra pubblico e privato conforma una vera intelligenza sociale posta in funzione di uno sviluppo economico sostenibile, equo e al servizio dell’essere umano.

Grazie ai meccanismi della democrazia diretta, lo stato si trasformerà nell’ambito di coordinamento della gente per darsi politiche comuni.

In un sistema di economia mista i fattori di produzione sono messi in moto attraverso la gestione e la creatività delle persone che si coordinano e si organizzano come insieme attraverso politiche statali progettate da loro stesse.

Per maggiori informazioni sull’economia mista vai al post assaggio di economia mista.

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